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Mercato libero della luce dal 2023: per Amet Trani un partner, oppure vendere il pacchetto clienti e fare solo distribuzione

Ingresso di un socio privato per essere competitivi sul mercato libero, ferma restando la maggioranza pubblica. In alternativa, cessione dell'intero pacchetto dei clienti ad altro operatore, concentrandosi esclusivamente sulla distribuzione della corrente elettrica.

Sono queste le due strade che Amet Spa dovrebbe percorrere a breve, in prospettiva dell'ingresso obbligatorio nel mercato libero delle aziende vendita dell'energia elettrica.

Amet, allo stato, è il distributore della corrente nell'intero territorio comunale di Trani e vende l'energia elettrica nella forma della cosiddetta «maggior tutela», soprattutto con riferimento alle utenze domestiche.

Ebbene, nella comunicazione del business plan del mercato libero allegata allo schema del nuovo Documento unico programmatico, approvato dalla giunta comunale a fine anno, l'Amministratore delegato di Amet, Giuseppe Paolillo, delinea le alternative strategiche di evoluzione al libero mercato, rimettendole alle opportune valutazioni del sindaco Amedeo Bottaro, in qualità di rappresentante del Comune di Trani, socio unico dell'azienda.

Il documento è stato sviluppato dalla società di consulenza Inema, di Bologna, all'interno del percorso di riorganizzazione interna che la società sta svolgendo per conto di Amet.

La prima soluzione, con la creazione di una newco di tipo misto con ingresso di un partner privato, rappresenterebbe «una via intermedia generando a tendere un ritorno economico annuo pari a circa 300.000 euro l'anno, comprendendo anche un provento straordinario di circa 1,6 milioni di euro dovuto alla cessione del 40% delle partecipazioni societarie, a fronte di un investimento iniziale per Amet di circa 450.000 euro quali costi di avviamento della nuova società, anche in termini prettamente organizzativi».

La soluzione seconda, che prevede la cessione del ramo di energia elettrica di Amet in termini organizzativi, «appare la più semplice ed immediata da attuale dando ad Amet la possibilità indiretta di focalizzarsi sul proprio core-business di azienda di distribuzione e manutenzione della rete elettrica di Trani». Tale soluzione genererebbe, nell'immediato, un ritorno economico di circa 4,1 milioni di euro, definito «provento straordinario derivante dalla vendita del ramo d'azienda».

Per contro, tuttavia, questa soluzione «sconterebbe il rischio di perdita di identità e relazione con la collettività, quale conseguenza indiretta della cessione del ramo vendita ad un altro operatore appositamente individuato».

A prescindere della scelta della futura alternativa strategica, si pone anche il problema dell'evoluzione del personale dell'area di vendita del mercato tutelato, formata di cinque unità lavorative di cui una con il ruolo di capo servizio. Tale area organizzativa di Amet, infatti, «in qualsiasi caso è destinata ad essere cancellata nel breve-medio periodo - si legge nel documento -, quale effetto della dismissione del relativo mercato».


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