È polemica a Canosa di Puglia, e non solo, a seguito del quadro commissionato dalla Fondazione archeologica canosina all'artista Giuseppe Antonio Lomuscio, nativo di Canosa e residente a Trani.
Lomuscio, nel'opera, ha riprodotto l'incontro dei santi, Sabino e Benedetto, circondati da una serie di laici fra cui il presidente della fondazione e di Confindustria Bat, Sergio Fontana, e l'attuale parroco della cattedrale, don Felice Bacco.
La loro presenza, non richiesta dagli interessati ma scelta espressamente dall'artista, sebbene i due siano in qualche modo camuffati da mascherine ed altro, ha fatto insorgere parte della comunità, che ha scoperto il quadro in cattedrale proprio il giorno di San Sabino e chiesto all'autore dell'opera di modificarla prima di ricollocarla nella cattedrale stessa.
Lomuscio, che non se l'aspettava, ha per il momento ritirato il quadro ma non è dato conoscere se effettivamente lo modificherà.
Peraltro, tre componenti la fondazione si sarebbero dimessi dopo che avevano approvato una bozza del quadro diversa da come l'opera è poi stata realizzata. E nel frattempo, mentre la comunità si divide, in soccorso dell'autore arrivano le parole del critico d'arte Vittorio Sgarbi: «Giù le mani da quel quadro - ha detto in un video sui social -, l'arte non si censura e l'opera di Lomuscio deve restare esattamente così come concepita. Nessuno può ergersi a giudice della creatività altrui».
L'artista ha così preso forza e, sempre sui social, detto la sua: «Cristo è verità, non si può censurare! Aiuto! L'arte sacra che racconta la fede, la nostra fede, non si può censurare. Non si può».
Lomuscio recentemente era stato per altri motivi al centro di una scelta contestata a Trani, dove le sue sculture raffiguranti gli Statuti Marittimi, promulgati nel 1063, erano state collocate in un luogo sbagliato e poi subito rimosse. Fontana, a sua volta, è stato al centro di un fatto di cronaca nei mesi scossi a causa di un probabile atto minatorio all'ingresso della sua azienda farmaceutica, sempre a Canosa.
