Oltre 68 anni complessivi di pena inflitti ai sei imputati. Lo ha deciso il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Bari, Giuseppe Battista, al termine del rito abbreviato che ha fatto seguito all'operazione Medusa, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia presso il Tribunale di Bari e culminata con le ordinanze di 14 misure cautelari eseguite il 21 giugno 2021 ai danni del clan denominato «Corda-Lomolino».
Dopo quelle si è arrivati al rinvio a giudizio degli indagati, sei dei quali hanno scelto di essere subito giudicati con il rito abbreviato, mentre i restanti sono andati al dibattimento, tuttora in corso.
Al centro dell'inchiesta vi è un'associazione per delinquere dedita alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed alle estorsioni. Con l'aggravante, per questa seconda fattispecie, dell'associazione di tipo mafioso.
Ebbene, in questo scenario il Gup ha deciso le seguenti condanne: Francesco Alidoro, 6 anni di reclusione; Alessandro Corda, 15 anni; Giuseppe Corda, 16 anni e 4 mesi; Maria De Simone, madre dei fratelli Corda, 6 anni e 8 mesi; Ilir Gishti, 8 anni e 4 mesi; Romano Patrizio Lomolino, 16 anni e 4 mesi.
Nel giudizio si è costituito parte civile il Comune di Trani, difeso dal responsabile dell'Ufficio legale Michele Capurso. Il risarcimento del danno in favore dell'ente sarà da liquidarsi in separata sede civile.
Il sindaco, Amedeo Bottaro, ha commentato con soddisfazione il provvedimento ponendo in evidenza il fatto che «il Comune è stata l'unica parte offesa costituitasi parte civile, a testimonianza della reazione dell'ente esponenziale al clima intimidatorio ed alla vicinanza agli operatori commerciali».
