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Trani, lavori in vista a San Domenico: trasloco degli arredi in corso, le copie della Sindone agli Angeli Custodi

Le due riproduzioni in grandezza naturale della Sacra Sindone (una in bianco e nero negativo e l'altra a colori) hanno lasciato la chiesa di San Domenico e nei prossimi giorni saranno fruibili presso quella parrocchiale degli Angeli Custodi.

Ne ha confermato la notizia il rettore di San Domenico, don Mimmo de Toma, spiegando che le due riproduzioni del Telo sindonico «resteranno lì fino a quando San Domenico - nessuno può dire quando - sarà riaperta al culto».

In realtà qualcosa si sta muovendo in tema di lavori, che sarebbero prossimi a partire, come si può notare dalla foto che documenta l'uscita dalla chiesa di arredi finora custoditi nella stessa.

Nel dettaglio, sono stati stanziati 850.000 euro, di cui 500.000 dal Fondo edifici di culto del Ministero degli interni. Infatti questa chiesa è di proprietà di quel dicastero come per molti altri edifici di culto a suo tempo confiscati dopo l'Unità d'Italia. Altri 350.000 euro sono stati messi a disposizione dal Ministero dei beni culturali.

Ed allora vi è l’urgenza di liberare al più presto la chiesa da tutti gli arredi sacri, comprese le preziose tele pittoriche settecentesche ivi custodite, probabilmente destinate alla Pinacoteca diocesana di piazza Addazi.

Con riferimento alle copie delle sindoni, la scelta della chiesa parrocchiale degli Angeli Custodi sembra partire innanzitutto da una imminente data: infatti quest'anno la processione del Corpus Domini, in programma l'11 giugno, partirà proprio dagli Angeli Custodi e non dalla cattedrale, nel solco di un indirizzo del vescovo affinché tale circostanza avvenga dalle chiese del territorio.

Inoltre gli Angeli Custodi offrono disponibilità di spazi all'interno di quell'edificio di culto, e le due sindoni lo valorizzerebbero tornando a loro volta ad essere fruibili per la comunità dopo oltre cinque anni dalla chiusura di San Domenico.

Quelle di Trani sono fra le poche riproduzioni fedeli dello storico Sudario custodito a Torino. La loro presenza a San Domenico si doveva al fatto che il precedente rettore di quella chiesa, don Gaetano Intrigillo, era uno dei più importanti sindonologi italiani e aveva fortemente voluto che quella chiesa diventasse un centro di sindonologia per l'intero Mezzogiorno.

Purtroppo la storia di questi ultimi anni ci ha raccontato di una chiesa di San Domenico chiusa e precipitata in un sempre più preoccupante oblio, senza ancora prospettive certe circa la sua riapertura.

A dare un ulteriore colpo di grazia alle attese sopraggiunse il terremoto del 21 maggio 2019, che determinò la caduta di uno dei due pinnacoli del timpano di San Domenico: andò in frantumi senza peraltro determinare conseguenze ai danni delle persone. Ciò grazie proprio alla tutela dell'intera zona, attraverso transenne di delimitazione ad ampio raggio, disposte già alla fine di dicembre 2017 dal Comune di Trani.

La settecentesca chiesa di San Domenico ha chiuso l’8 gennaio 2018, per ragioni di pubblica incolumità. Il provvedimento comunale disponeva l'interdizione all'uso dell'edificio ecclesiastico e la realizzazione di una recinzione di sicurezza.

San Domenico ha vissuto per fin troppo tempo in una situazione di degrado a causa della instabilità di alcune parti murarie, nonché di un grosso finestrone lungo la parete adiacente la villa comunale. Lungo quella stessa parete, inoltre, si verificavano fenomeni di infiltrazioni, spesso copiose.

Da tempo il prospetto principale dell'edificio è cinto da un'impalcatura di tutela, fatta realizzare dall'Ufficio tecnico nel 2015, a seguito di un sopralluogo presso il quale, alla presenza di rappresentanti di Comune, Prefettura, Soprintendenza e Curia, emergeva l'esigenza di condurre ulteriori e più accurate indagini sulle strutture murarie della chiesa, per valutare possibili fenomeni progressivi, con particolare riferimento alla facciata. Il presidio è tuttora presente sulla facciata.

Sempre nel 2015, la Soprintendenza comunicava di avere effettuato un sopralluogo individuando gli interventi necessari, in ordine alla messa in sicurezza della chiesa, nella misura di 350.000 euro. Dopo un ulteriore sopralluogo la Soprintendenza rappresentava l'opportunità di chiudere la chiesa.

La settecentesca chiesa di San Domenico era meta turistica e sede di numerosi eventi, religiosi e non.


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