Anche questa sera Radio Bombo, grazie alla trasmissione «Ciak si ascolta», torna a celebrare Francesco Nuti, morto lo scorso 12 giugno e del quale troppo poco si è parlato in questi giorni, durante i quali è stato ingiustamente oscurato dalla celebrazione di altre personalità.
Costruimmo quella trasmissione grazie al fondamentale apporto di suo fratello, Giovanni, che non finiremo mai di ringraziare per avere accettato il nostro invito di raccontare Francesco e svelarne gli aspetti più umani ed intimi della sua straordinaria carriera e personalità.
Ad arricchirla alcune frasi dai più celebri film dell'attore e regista toscano, insieme con la musica che ne costituì la colonna sonora delle sue grandi opere cinematografiche.
Anche questa sera pertanto, in via del tutto eccezionale, trasmetteremo la replica di quella trasmissione a cura di Lorenzo Procacci Leone e con Nico Aurora.
L'appuntamento è alle 20 in modulazione di frequenza, ed in streaming su questo sito. Di seguito, Lorenzo Procacci Leone ricorda Francesco Nuti.
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Dedicare una puntata di Ciak si ascolta a Francesco Nuti era il minimo che si potesse fare per onorare la grandezza di un artista importante per lo spessore dato a valori come i sentimenti, l'analisi della società con uno sguardo a volte anche surreale, ma sempre con grazia, buon gusto e signorilità. Vorrei cancellare dal calendario il 12 giugno, perché me l'ha portato via nella maniera più crudele ed inaspettata.
Il mio legame con lui è nato attraverso il cinema. Quando si è ragazzi quando si va a cinema all'età di 12-13 anni può capitare di identificarsi in un in un beniamino, ma c'erano quelli a volte anche sgraziati - Paolo Villaggio, Renato Pozzetto, Lino Banfi - che facevano solo ridere, e poi Invece c'erano beniamini come Francesco Nuti che invece avvaloravano una componente fondamentale, che era quella del sogno, della della malinconia e della riflessione attraverso il cinema.
Io l'ho visto ed incontrato una sola volta nella mia vita ed ero emozionatissimo. Ero andato a Genova nell'ottobre del '98 per vedere Genoa-Bari, c'era il Salone nautico e lo incontrai nella hall dello Sheraton perché lui quella sera a Genova doveva presentare il signor Quindicipalle. Io non ero nella pelle, mi avvicinai e lo salutai: nessuna foto, nessun autografo, semplicemente lo abbracciare e gli dissi: «Francesco, sei il mio mito, ti voglio bene». Lui era sorridente, ma si vedeva che era un po' cambiato, più oscuro e teso. Non lo vedi molto sereno e questo mi colpì molto».
Noi del circolo Dino Risi lo avevamo omaggiato in tempi non sospetti e così avevamo fatto a Radio Bombo con Ciak si ascolta. Non sarà mai troppo per quanto grande è stato.
