È parso di ascoltare alcune imprecisioni/errori durante la messa in onda di Linea verde, nella sua puntata dello scorso 13 agosto dedicata all’Alta Murgia e dintorni. Il riferimento è alla disfida di Barletta.
La prima criticità è l’avere collocato la datazione dello storico combattimento il 12 gennaio 1503, mentre avvenne il 13 febbraio di quello stesso anno.
Il secondo motivo di perplessità è avere sentito affermare che la contesa, correttamente proclamata nella attuale Cantina della disfida di Barletta, fu combattuta sempre «in terra di Barletta fra Andria e Corato». Al contrario, il campo dello scontro fu scelto in territorio di Trani, come deducibile dalla presenza dell'Epitaffio della disfida, fatto erigere nel 1583 da Ferrante Caracciolo, duca d'Airola e prefetto delle Province di Bari e Otranto, poi distrutto e quindi riedificato nel 1846 a cura del Capitolo metropolitano di Trani.
Proprio quest’anni ricorre il 520mo anniversario della Disfida di Barletta, in realtà disputatasi in territorio di Trani, in contrada Sant'Elia. E proprio nel luogo in cui si svolse lo storico evento, ogni anno, tornano alcuni volontari, guidati dalla guida turistica Andrea Moselli, per ripulire l'intero sito in cui si trova l'epitaffio del certame.
Lì i 26 combattenti si fronteggiarono perché la Disfida, lanciata a Barletta, si disputò, poi, in quel campo neutro. Era il 13 febbraio del 1503 e Trani, essendo sotto la dominazione veneta (1496-1509) risultò, in quanto territorio neutrale, luogo idoneo per svolgere il combattimento.
Nel 1903 all’epitaffio furono aggiunti i seguenti versi di Giovanni Bovio: «In equo certame contro tredici francesi, qui tredici di ogni terra italiana nell’unità nell’amore antico e tra due invasori provarono che, dove l’animo sovrasti la fortuna, gli individui e le nazioni risorgono».
Nel 1975 il monumento fu interessato da un intervento di restauro da parte del Comune di Trani, cui partecipò il Rotary club che pose una nuova targa con i versi di Bovio. Inoltre, vi fu ricollocata una corona di ferro battuto al posto di quella scomparsa, omaggio del Comando del presidio militare di Trani, ma ormai ridotta a un filo di ferro quasi del tutto irriconoscibile.
