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Nitti: «La Cartabia ostacola il contrasto ai reati ambientali». Immagini

Il fenomeno delle “Ecomafie” rappresenta un nuovo paradigma del crimine e coinvolge una molteplicità di settori che si occupano soprattutto del traffico e smaltimento illecito dei rifiuti, nonché di escavazione e abusivismo edilizio, del racket degli animali, di incendi, di aggressione al patrimonio culturale fino a comprendere le agromafie.

Se ne è parlato a Corato in un incontro, moderato dal Prof. Riccardo Losappio, organizzato dalla locale sezione di Legambiente con relatori di eccezione: Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente, Daniela Salzedo, Presidente Legambiente Puglia; Renato Nitti, Procuratore capo della Procura della Repubblica di Trani. L'occasione è stata la presentazione dell'annuale rapporto, il primo è del 1994, sul fenomeno delle ecomafie, termine coniato proprio da Legambiente, che vede la Regione Puglia al secondo posto in Italia per dei reati che pur non mancando di essere reiterati anche nel sul territorio provinciale e comunale, deve fare i conti con la nuove norme in vigore a seguito della Riforma Cartabia. Su questo aspetto delicato abbiamo raccolto il pensiero del dott. Nitti.

https://youtu.be/4qsCykaas4A

D. La Puglia e ai primi posti in Italia per i reati di ecomafia, la provincia di Bari e la Bat, messe assieme, raggiungono la provincia di Foggia che è anch'essa fra le prime in Italia, il rapporto ci dice che oltre le denunzie ed i sequestri ci sono anche gli arresti, sono 15 nella provincia di Lecce, qual è l'impatto sui reati di ecomafia con la riforma Cartabia?

"Di sicuro la riforma Cartabia non ha regolato, è ancora di più ostacola la possibilità di un contrasto efficace dei reati ambientali, la mancata previsione dell'ipotesi di reato sugli snodi fondamentali dove siamo sguarniti, ci troviamo con un armamentario che deve essere completato necessariamente, faccio sempre molto concreto: se si è deciso di intervenire con una legge che prevede che il singolo cittadino che abbandona un rifiuto, anche un singolo sacchetto, commette un reato, è evidentemente una disproporzione rispetto alla gravità del singolo fatto (perchè) sempre della stessa tipologia di reato, appena più grave, (c'è) l'abbandono da parte di un'auto trasportatrice di tre tonnellate di eco-pavimento in una zona vincolata, (casi in cui) non possiamo intervenire con l'arresto, per esempio, (perchè) dobbiamo aspettare che si configuri un reato così grave da determinare la competenza della direzione distrettuale antimafia".

"Questa schizofrenia - ha proseguito il dott. Renato Nitti - (nel) vedere che ci sia un reato, per ipotesi, in un ragazzo, di un diciottenne che ha abbandonano un pallone forato nel parco cittadino commettono un reato secondo la legge approvata".

D. C'è il problema dell'improcedibilità penale a causa, purtroppo, della giustizia lenta?

"Questo è un altro problema ancora - ha concluso il Capo della Procura - ma in termini di tempestività i dati sono sopra gli occhi di tutti. I procedimenti hanno ormai dei tempi molto serrati, quindi non c'è un problema di lentezza della giustizia, io faccio un problema di previsioni incriminatrici che mancano".


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