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Giubileo dello sport, il vescovo: «Facciamo gioco di squadra per unire carismi»

In occasione del Giubileo dello Sport che si terrà a Roma dal 14 al 15 giugno 2025, l’Arcivescovo mons. Leonardo D’Ascenzo, in data 11 giugno,  ha inviato alla comunità diocesana una lettera in cui mette in risalto i valori dell’attività sportiva

«Carissimi e Carissime,

in occasione del Giubileo degli Sportivi, ho pensato di indirizzarvi un messaggio di augurio, considerando il prezioso servizio che lo sport svolge in diocesi attraverso le attività degli oratori e dei centri agonistici giovanili.

Lo sport è generatore di comunità, perché viene praticato mettendo al centro le persone e valorizzando il piacere del giocare; insieme fa crescere in ciascuno un senso di partecipazione, di condivisione, fa sentire parte di un gruppo.

Per questo ho voluto promuovere la nascita di una squadra di calcio di preti, che ricordi alla nostra Chiesa particolare che è indispensabile, alla luce del cammino sinodale, imparare a fare "gioco di squadra", unendo il proprio carisma a quello degli altri, superando uno sterile individualismo.

Lo sport per la sua vocazione educativa, deve generare personalità mature e riuscite. La pratica sportiva permette di misurarsi con i propri limiti e di mettere a frutto le proprie potenzialità. Auspico che lo sport sia una "casa aperta e accogliente", per superare pregiudizi, paure, stereotipi, diventando possibilità di riscatto da condizioni di marginalità.

Sono ancora parecchie le barriere da rimuovere: fisiche, sociali, culturali ed economiche che precludono ed ostacolano l'accesso allo sport, perché "tutti" possano sviluppare i propri talenti a partire dalla propria condizione, anche di fragilità o disabilità.

Nessun sportivo è un superuomo o una superdonna, tutti abbiamo limiti da superare cercando di dare il meglio di noi stessi.

Il rischio di cadere nel vortice del profitto; il ridurre l'attività sportiva solo a un mezzo per migliorare il proprio aspetto fisico diventando ostaggio della cultura dell'immagine; il prendere scorciatoie che ci esentano dal rispetto delle regole e dal sacrificio è sempre in agguato, ma tutto ciò non si può chiamare sport.

Lo sport è un linguaggio in grado di farci comunicare con i giovani, pertanto vi auguro di usarlo per veicolare valori sani insieme all'annuncio cristiano e per la sua forza di coesione e di integrazione trovi spazio nel cantiere della pace».

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