Sono trascorsi 82 anni da quel 18 settembre 1943, una data che a Trani è sinonimo di un dramma sfiorato e di un atto di profonda umanità. In quel giorno, 50 cittadini innocenti avrebbero dovuto essere fucilati in piazza della Repubblica per rappresaglia, un'azione criminale che fu scongiurata grazie al coraggio e alla coscienza di alcuni uomini.
La rappresaglia era stata ordinata dopo che, il giorno precedente, cinque soldati tedeschi erano stati uccisi da militari canadesi. I civili tranesi furono ingiustamente incolpati e 50 di loro vennero radunati in piazza per un'esecuzione pubblica.
Il massacro fu evitato grazie a una frenetica trattativa, raccontata in dettaglio nel libro di Raffaello Piracci, “Accadde a Trani nel ‘43”. Le figure chiave di questa vicenda furono il podestà Giuseppe Pappolla, l'arcivescovo Mons. Francesco Patronelli e il segretario politico Antonio Bassi.
La loro opera di mediazione e umanità riuscì a toccare la coscienza del comandante tedesco Friedrich Kurtz, che all'ultimo momento si rifiutò di impartire l'ordine di sparare. Il nome dell'ufficiale fu scoperto solo in seguito, grazie a una lunga ricerca condotta da Francesco Pagano dell'associazione "Obiettivo Trani" e al racconto di un soldato tedesco superstite, Heino Niehaus (morto nei giorno scorsi a 100 anni).
In ricordo di quell'evento, il 18 settembre 2005, alla presenza del figlio e del nipote dell'ufficiale Kurtz, è stata inaugurata una stele in piazza della Repubblica, proprio nel luogo dove l'eccidio fu evitato. Questa stele, come la memoria di quella giornata, serve a ricordare come la ragione e l'umanità possano prevalere sulla violenza della guerra.
