Ai Dialoghi di Trani 2025, i giornalisti Sigfrido Ranucci (Report) ed Emiliano Fittipaldi (Domani), moderati da Felice Sblendorio, hanno lanciato un forte grido d’allarme sullo stato della libertà di stampa, in Italia e nel mondo.
L’incontro si è aperto con una riflessione sulla guerra a Gaza, dove – secondo Fittipaldi – sono stati uccisi oltre 300 giornalisti palestinesi. Israele viene accusato di ostacolare l’accesso ai reporter occidentali, limitando gravemente la trasparenza e la libertà di informazione.
Ranucci ha denunciato una situazione globale in cui l’informazione è schiacciata da “narcisisti e affaristi,” con riferimento anche al ruolo di Elon Musk e delle piattaforme social come strumenti di propaganda.
In Italia, la libertà di stampa è minata da: minacce e querele temerarie con oltre 500 giornalisti minacciati, secondo l’associazione Ossigeno; reporter locali abbandonati, spesso sottopagati e senza protezioni, ma che pure sono gli “anticorpi” della democrazia, secondo Ranucci; autocensura nei media mainstream, per timore di conseguenze legali o politiche.
Fittipaldi ha denunciato il silenzio della stampa su vicende scomode come il caso Crosetto, accusato di irregolarità patrimoniali, evidenziando una stampa sempre più allineata al potere.
I due giornalisti hanno criticato duramente alcune riforme recenti: carcere per notizie da fonti "illecite", così che inchieste come i Panama Papers sarebbero oggi a rischio in Italia; divieto di pubblicare nomi in fase cautelare, anche per chi ha responsabilità pubbliche; rischio anonimato e improcedibilità, con la riforma Cartabia, che potrebbe nascondere reati gravi all’opinione pubblica.
Fittipaldi ha infine messo in guardia contro il crescente uso dei social da parte dei politici per comunicare direttamente, eliminando il confronto con i giornalisti. «Questo - ha detto - mette in pericolo la democrazia stessa».
Ranucci e Fittipaldi hanno denunciato un sistema che tenta di soffocare l’informazione libera, mentre le leggi recenti sembrano tutelare più i potenti che la verità. Il loro intervento si è chiuso con un appello: difendere il giornalismo d’inchiesta è essenziale per la sopravvivenza della democrazia.



