“Fratelli di culla” è un docufilm di Alessandro Piva che racconta la storia dimenticata di oltre un milione di bambini non riconosciuti, cresciuti nei brefotrofi italiani, in particolare quello di Bari, dal dopoguerra agli anni '90.
L’opera è stata presentata a Trani, al Circolo del Cinema Dino Risi, con la partecipazione del regista e un dibattito intenso animato da Iolanda Peluso e Maria Grazia Filisio, insieme con il pubblico e alcuni delle bambine e bambini dell’epoca.
Il film dà voce agli ex ospiti dell'Istituto provinciale per l'infanzia di Bari, oggi adulti, che raccontano le difficoltà affrontate nell’infanzia e nella ricerca della propria identità. Attraverso interviste, immagini d’archivio e testimonianze dirette, il docufilm ricostruisce il sistema assistenziale dell’epoca, dominato da figure femminili come suore, balie ed educatrici.
Uno dei temi centrali è il diritto alla conoscenza delle proprie origini, spesso ostacolato dalla legge 184 del 1983 ("legge dei cent'anni"), che tutela l’anonimato della madre biologica. Il dibattito ha evidenziato il ritardo della normativa rispetto ai bisogni delle persone adottate e la burocrazia che ostacola il percorso di scoperta delle proprie radici.
Il film riflette anche sull’evoluzione della condizione femminile in Italia, mettendo in luce la trasformazione sociale rispetto alla maternità e all’indipendenza delle donne.
Dal punto di vista cinematografico, il lavoro è sobrio ed efficace: assenza di voce narrante, spazio ai protagonisti, ritmo misurato e una forte componente emotiva, resa possibile dalla fiducia creata dal regista. Piva ha voluto realizzare un documento di memoria storica e civile, offrendo uno strumento per riflettere sul passato e stimolare un dialogo sul presente.









