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Tensostatico Ferrante: 30 giorni di silenzio su sicurezza e agibilità

Continuando a parlare di impianti sportivi cittadini, ci spostiamo di pochi metri rispetto allo stadio per raccontare un’altra struttura fondamentale: il Tensostatico “Ferrante”. Un impianto che, per funzione e centralità, accoglie ogni giorno centinaia di atleti, allenatori, famiglie e società sportive. Anche qui esiste un regolamento comunale per l’utilizzo e la gestione — sostanzialmente identico a quello previsto per lo stadio — ed esiste un gestore individuato dal Comune. Eppure, emergono anche criticità e mancanza di trasparenza che meritano attenzione.

Il Tensostatico Ferrante è uno degli impianti più utilizzati dello sport tranese: ospita quotidianamente allenamenti, corsi e partite di più società, costrette a condividere uno spazio che, nei fatti, non riesce più a sostenere il carico delle attività. La situazione è ulteriormente aggravata dalla chiusura temporanea del palazzetto, sottoposto a intervento di manutenzione straordinaria. Nonostante questa centralità, il Ferrante rimane uno degli impianti più opachi dal punto di vista amministrativo e tecnico.

La struttura si presenta in condizioni visibilmente deteriorate, con criticità note da anni e segnalate da tempo. Ma il nodo principale non è estetico o funzionale: riguarda la sicurezza. Ad oggi, infatti, non risultano accessibili documenti aggiornati che attestino l’agibilità della struttura, né autorizzazioni che certifichino la possibilità di ospitare gare ufficiali con atleti e pubblico. Non si tratta di un sospetto: semplicemente, non è possibile verificare nulla perché il Comune non ha fornito alcuna risposta alla richiesta formale di accesso agli atti presentata il 9 ottobre, entro i 30 giorni previsti dalla legge 241/1990.

In altre parole: per uno degli impianti più frequentati della città, non è attualmente possibile sapere se esistano certificazioni valide e aggiornate che garantiscano la piena idoneità della struttura. Un dato che, in un contesto di attività giovanile e sport continuativo, assume un peso significativo. Nel frattempo, le società che utilizzano regolarmente il Ferrante continuano a pagare il canone al concessionario, il quale — proprio come gli utenti — potrebbe non essere stato messo a conoscenza della situazione documentale, che allo stato attuale appare quantomeno incompleta.

Per comprendere la portata del problema basta guardare a ciò che è avvenuto con un impianto analogo: lo stadio comunale. Quando è stata presentata una richiesta di accesso agli atti sulla documentazione relativa all’agibilità, il Comune ha risposto nel giro di pochi giorni, coinvolgendo immediatamente la società calcistica come parte interessata. Nel caso del Ferrante, invece, non è arrivato alcun riscontro. Stesso tipo di impianto, stesso regolamento, stessa natura della richiesta. Eppure, esiti completamente opposti: risposta rapida da una parte, silenzio totale dall’altra.

Questo confronto non serve a individuare responsabilità, ma a evidenziare un fatto: quando si parla di sicurezza, agibilità e trasparenza su spazi pubblici frequentati da centinaia di ragazzi, la differenza di comportamento amministrativo diventa un elemento rilevante.

Il caso del Tensostatico Ferrante non riguarda soltanto una struttura in difficoltà, ma il modo in cui la città gestisce e comunica la sicurezza dei propri impianti. In un luogo utilizzato ogni giorno da bambini, adolescenti e adulti, la certezza dell’agibilità non dovrebbe essere un dettaglio, ma il presupposto essenziale per qualsiasi attività.

Eppure, oggi, su questo punto non è possibile ottenere una risposta ufficiale. La mancata trasmissione dei documenti richiesti — a fronte di una procedura correttamente avviata e dei termini scaduti — lascia aperto un interrogativo che coinvolge l’intera comunità sportiva: il Ferrante è realmente in regola per ospitare gare, atleti e pubblico?

Il confronto con lo stadio dimostra che, quando l’amministrazione ritiene necessario essere rapida e collaborativa, lo è. E allora la domanda, inevitabilmente, diventa: perché qui no? Quali documenti esistono, quali mancano e perché non vengono condivisi?

Non si tratta di una polemica politica. È il diritto — semplice, legittimo e civile — di sapere in che condizioni si trova un luogo pubblico frequentato ogni giorno da centinaia di cittadini. È il diritto di conoscere lo stato delle certificazioni, gli eventuali interventi programmati e le responsabilità sulla sicurezza. L’inchiesta continuerà, perché lo sport è un bene comune e, come tale, merita trasparenza, chiarezza e rispetto.
Il silenzio, da solo, non può bastare.


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