Il concerto del grande pianista Benedetto Lupo, tenutosi venerdì scorso a Palazzo Discanno, è stato uno di quei momenti in cui la musica diventa più di un semplice spettacolo: assume i toni di un rito, un atto di memoria e, in qualche modo, una rivelazione. L’antico palazzo tranese si è trasformato in un luogo raccolto e carico di atmosfera, ideale per accogliere uno dei pianisti italiani più apprezzati a livello internazionale, capace di dare voce alle emozioni anche nei silenzi tra una frase musicale e l’altra.
L’evento rientra nella rassegna “Armonie leggendarie – I grandi Maestri italiani”, inserita nella stagione concertistica Armonie naturali 2025, unica nel territorio a essere sostenuta dal Ministero della Cultura attraverso il Fondo unico per lo spettacolo.
L’iniziativa è stata organizzata dalla fondazione Aldo Ciccolini Ets con il sostegno della Città di Trani e vari patrocini istituzionali, seguendo un percorso tematico dedicato all’acqua, elemento simbolico di purezza e movimento che ben si accorda alla natura stessa della musica. Alla direzione artistica c’è Alfonso Soldano, ideatore del progetto.
La presenza di Benedetto Lupo ha rappresentato anche un omaggio alla figura di Aldo Ciccolini, grande pianista e maestro di entrambi. Nel decennale della Fondazione a lui dedicata e nel centenario della nascita del musicista, Soldano ha voluto fortemente Lupo, di cui è stato allievo all’Accademia nazionale di Santa Cecilia.
Per questa occasione, il pianista ha costruito un programma particolare intitolato “Quattro sguardi sulla morte”, un percorso musicale dedicato alla memoria e al significato profondo che la musica può assumere di fronte alle esperienze più dolorose.
Il programma si è aperto con la Sonata “1.X.1905” di Leoš Janáček, composta in risposta alla morte di un giovane manifestante ceco. La sua scrittura asciutta e drammatica ha introdotto subito un clima intenso, fatto di tensione e di lamento. È seguita la Sonata n. 2 di Chopin, celebre per la Marcia funebre, che Lupo ha interpretato con una gamma espressiva capace di attraversare dramma, solennità e un finale sconcertante che sembra dissolversi nel nulla. La seconda parte è stata affidata a Ravel, con la Pavane pour une infante défunte e con la suite Le Tombeau de Couperin, lavori che uniscono eleganza francese e memoria personale del compositore, dedicati agli amici caduti durante la Prima guerra mondiale.
Il concerto si è chiuso con un bis dedicato alla Gymnopédie n. 1 di Erik Satie, autore particolarmente amato da Aldo Ciccolini. Un legame quasi simbolico, se si pensa che Ciccolini nacque proprio nell’anno in cui Satie lasciava il mondo, come a segnare un ideale passaggio di testimone artistico.
Per il recital è stato utilizzato il pianoforte gran coda Yamaha della Fondazione, inaugurato in passato da Roberto Plano e messo a disposizione tanto degli artisti ospiti quanto dei giovani musicisti locali. È un investimento che arricchisce la città e trasforma Palazzo Discanno in un punto di riferimento culturale e musicale.
La serata di Benedetto Lupo è stata dunque un evento di forte respiro artistico e simbolico, che ha riportato a Trani un interprete dalla carriera internazionale e ha rinnovato il legame con la tradizione pianistica italiana. Lo stesso Lupo ha spiegato come la musica possa diventare un modo per elaborare la memoria, un passaggio di conoscenze e di emozioni che continua nel tempo.
Al termine del concerto, un giovane musicista si è rivolto al Maestro dicendogli candidamente: «Lei è il mio riferimento assoluto, un giorno vorrei suonare come Lei». Finché ci saranno ragazzi capaci di sognare attraverso la musica, ci sarà speranza per il bello. La sintesi di una serata in cui l’arte, come l’acqua, ha saputo scorrere, purificare e rivelare.


