Il testo di Antonio Digiaro, giovane avvocato tranese e vincitore del Premio Donato Di Paola 2026, è una profonda riflessione sul ruolo dell’avvocato come difensore dei diritti per antonomasia, ispirata alla memoria del collega Donato Di Paola, scomparso prematuramente. Digiaro interpreta l’avvocatura non come mera tecnica giuridica, ma come missione etica, civile e umana, fondata sull’articolo 24 della Costituzione e sui principi del Codice Deontologico Forense.
L’avvocato è descritto come tramite essenziale tra cittadino e ordinamento, garante dell’effettività del diritto di difesa e presidio di legalità, chiamato ad accogliere fragilità, sofferenze e ingiustizie con competenza ed empatia. La difesa dei diritti non si esaurisce nel processo, ma si estende alla consulenza, alla prevenzione dei conflitti, alla giustizia sociale e alla tutela dei soggetti più deboli, anche attraverso strumenti come il patrocinio a spese dello Stato.
Centrale è il richiamo a indipendenza, lealtà e correttezza, valori che qualificano la statura morale dell’avvocato e ne preservano la credibilità. Digiaro inserisce la professione in una prospettiva storica e culturale millenaria, sottolineando come, anche nell’era della digitalizzazione e della semplificazione mediatica, l’avvocato resti un baluardo di democrazia, dubbio critico e libertà.
L’avvocatura è infine vissuta come una condizione dell’essere, non limitata all’orario di lavoro, ma come impegno permanente verso la comunità. Ricordare Donato Di Paola significa così riaffermare la nobiltà della professione forense e il suo ruolo insostituibile nella tutela concreta dei diritti e della dignità umana.


