Ci siamo riconosciuti nei frangenti in cui il servizio cessa di essere esercizio quotidiano e si rivela per ciò che è: disciplina, responsabilità, destino. L’urgenza che preme, la responsabilità che stringe, la decisione che non può tremare. E ogni volta che lo Stato ha reclamato presenza vera, non siamo stati soltanto fianco a fianco: ci siamo riconosciuti in quella fraternità che solo la prova sa suggellare, fra uomini e donne chiamati a vegliare, senza cedimenti e senza infingimenti, sulla sicurezza dei cittadini, sulla forza della legge, sulla pace pubblica.
Non rendiamo omaggio soltanto a una storia. Salutiamo una schiera di servitori dello Stato che, come noi, ha fatto del dovere una legge interiore e del servizio una consacrazione. Uniformi diverse, stessa tempra, stessa fedeltà. Diverse le tradizioni, una la consegna. Sopra tutto, intatto e indivisibile, lo Stato.
