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Calcio storico: 25 aprile 1964 Italia-Lussemburgo 5-0: festa a metà per l’infortunio di Lamia Caputo

Nel racconto di Carlo Del Negro, anche una semplice amichevole diventa materia viva, capace di restituire non solo il calcio giocato ma soprattutto l’umanità dei suoi protagonisti. La sfida disputata allo Stadio Mirabello di Reggio nell’Emilia tra la selezione italiana di Serie C e il Lussemburgo nazionale di calcio (5-0 il risultato finale) è, infatti, solo il punto di partenza di una storia più profonda.

Attraverso uno stile diretto e ricco di dettagli, Del Negro riporta alla luce un calcio lontano anni luce da quello odierno: fatto di viaggi in treno, sacrifici, strutture essenziali e, talvolta, sorprendente solitudine. Al centro della narrazione emerge la figura del giovane portiere Mimmo Lamia Caputo, simbolo di un’epoca in cui bastava un episodio  un infortunio, una partita  per cambiare il corso di una carriera.

Il valore del testo sta proprio qui: nel trasformare un tabellino in memoria collettiva, nel dare voce a storie minori solo in apparenza, e nel conservare frammenti di un calcio popolare, autentico, profondamente umano. Un lavoro che non è soltanto cronaca, ma testimonianza viva di un tempo che merita di essere ricordato.


Accadde oggi: 25 aprile 1964

Nazionale italiana Serie C
Reggio nell’Emilia, Stadio Mirabello
ITALIA-LUSSEMBURGO 5-0


Arbitro: Paul Schiller (Austria)
Reti: 12’ p.t. Guizzo, 26’ p.t. De Nardi, 18’ s.t. Bertini, 20’ s.t Guizzo, 44’ s.t. Mainardi
Note: giornata di sole; spettatori oltre diecimila; al 12’ del s.t. infortunio a Lamia Caputo costretto ad abbandonare il terreno di gioco; calci d’angolo 7-5 in favore dell’Italia.
ITALIA: Lamia Caputo (dal 12’ s.t. Mantovani), Aldinucci, Piva; Colautti, Cairoli, Fantazzi; De Nardi, Correnti, Guizzo, Bertini, Mainardi
LUSSEMBURGO: Stendebach, Brenner, Hoffstetter; Zambon, Brosius, Konter;
Klein, Bofferding, Leonard, Cirelli (Bernardin), Wampach


Il 25 aprile 1964 si gioca a Reggio nell’Emilia, Stadio Mirabello, una gara amichevole tra la Nazionale italiana Semiprofessionisti (Serie C) e la nazionale A Lussemburghese, che nel 1964 sfiorò clamorosamente la qualificazione al Campionato Europeo del 1964, che si svolse in Spagna, raggiungendo i quarti di finale dopo aver eliminato l’Olanda. A difendere la porta della nazionale italiana ed a vestire la prestigiosa maglia azzurra viene convocato il portiere della Polisportiva Trani, Mimmo Lamia Caputo. Per Trani e per il Trani è un momento a dir poco magico.

Il Trani è in testa alla classifica di Serie C e mancano appena quattro giornate perché si avveri il sogno chiamato Serie B. Tutto sembra volgere per il verso giusto e Mimmo, baldanzoso più che mai risponde alla chiamata con la spavalderia dei suoi 23 anni e parte con quel treno, che come si suol dire, passa una sola volta nella vita. Ad accompagnarlo alla stazione ferroviaria niente procuratori, né direttori sportivi, solo ‘Mba Vetucce, suo padre, il quale gli fa tutte le raccomandazioni possibili ed immaginabili fino a sfiancare il buon Mimmo, che nonostante il suo amore paterno, non vede l’ora che il treno arrivi in stazione e vi salga sopra.

Mimmo viaggia tutta la notte in treno (si faceva così all’epoca per risparmiare i soldi di una notte in albergo) e all’indomani raggiunge Reggio Emilia e con un taxi presso l’hotel Imperial, sede del ritiro. Della partita parleremo poco quanto niente, poiché basta scorrere il tabellino per constatare che la gara non ebbe storia e che la nazionale italiana è stata di gran lunga superiore tecnicamente ai lussemburghesi e li ha liquidati con un perentorio 5-0. La storia, però, d’un tratto, prende una piega del tutto inaspettata virando all’improvviso, ma soprattutto, senza preavviso.

 Infatti al 12’ del secondo tempo a seguito di un uscita in presa alta (tra l’altro pezzo forte del repertorio di Mimmo) Lamia Caputo nel ricadere appoggia malamente il piede sul terreno e si procura una distorsione al ginocchio. Mimmo comprende fin da subito che la situazione non è da sottovalutare ed infatti chiede immediatamente il cambio; al suo posto il portiere di riserva Claudio Mantovani, in forza al Saronno. Da quel momento in poi si spengono le luci della ribalta e Mimmo diventa un uomo solo; abbandonato al suo destino. E non solo metaforicamente. Infatti nessuno dello staff medico e dirigenziale della nazionale italiana si degna di dare supporto, sia morale che materiale al povero Mimmo. Nessuno che si offra di accompagnarlo in stazione, nessuno che gli dica cosa fare, il ginocchio che faceva un male cane e che si gonfiava a vista d’occhio. Mimmo chiama un taxi e si fa portare nella Stazione ferroviaria; il suo sembra un calvario. Il ginocchio fa maledettamente male ed il Direttissimo Milano-Lecce dovrebbe arrivare intorno alle 23,00 (tenendo presente che parte da Milano intorno alle 21,00).

La notte in treno diventa un incubo: i pensieri di Mimmo sono neri e si accavallano in una matassa inestricabile, senza possibilità di venirne a capo. Come uscire da questa situazione infernale? Mo, chi glie lo dice a quelli (allenatore e dirigenti del Trani) di questo guaio; mancano quattro partite alla fine del campionato: come la mettiamo? non abbiamo un valido portiere di riserva, che si fa? Riuscirò a recuperare? non è che questa cavolo di partita in nazionale mi ha fatto finire la carriera… come in un rosario tutti questi interrogativi finivano e ricominciavano daccapo, ma avevano tutti lo stesso denominatore comune: non avevano una risposta. 7,20 del mattino il treno giunge puntuale nella Stazione di Trani. La situazione, se possibile, è peggiorata; la speranza che la nottata avrebbe attenuato il dolore ed il gonfiore e’ svanita. Mimmo è piegato su se stesso e non riesce quasi a mettere il piede per terra. Lancia dal treno il borsone sulla banchina poi, quasi carponi, scende lui.

Lo nota un ferroviere della Stazione di Trani, che riconoscendolo gli dice in rapida successione. Mimmo, che ci fai qui, da dove vieni, cosa ti è successo. Mimmo riassume velocemente la sequela degli eventi nefasti che si sono verificati, che il ferroviere-tifoso replica perentorio: Mimmo, siediti sul borsone e non ti muovere. E chiamati a raccolta gli altri ferrovieri, dal capo stazione all’addetto al deposito bagagli, viene preso di peso e trasportato all’esterno della Stazione dove c’era Masino il cocchiere, che con il suo cavallo e la carrozza svolgeva funzione di taxi. Viene caricato nella carrozza ed ordinato a Masino di accompagnarlo fino all’uscio della porta di casa, di non mollarlo mai un momento e soprattutto di non chiedergli i soldi della corsa, che all’indomani avrebbero regolato loro. Masino accompagna Mimmo a casa dei genitori, in Via Calatafimi, dove lo attende ‘Mba Vetucce: c’ha cumbenat ? Come se fosse stata colpa sua… ma si sa, a quell’epoca quando ti succedeva un guaio a casa ricevevi il resto; era un classico. Messa al corrente la società del problema verificatosi vengono interpellati il massaggiatore Amoruso ed il medico sociale dott. Calzaretti per stabilire il da farsi: Amoruso lo sottopone a cataplasmi di balsamo sifcamina e rigide fasciature; il dott. Calzaretti gli inietta della novocaina per alleviare il dolore. La notizia nel frattempo si è sparsa negli ambienti sportivi tranesi e tutti sono in apprensione per quello che potrà succedere la domenica successiva nella gara interna contro il Trapani (2-2). Intanto la società cerca disperatamente un altro portiere, ma è una impresa tutt’altro che semplice; l’unico disponibile è Antonio Di Tommaso, un buon portiere con una buona carriera di Serie C, ma c’è un problema: il Di Tommaso non gioca da due anni: aveva smesso con la Salernitana due stagioni prima. Lo si ingaggia ugualmente, ma scenderà in campo una sola volta proprio a Salerno, contro la sua ultima ex squadra, e dove il Trani perderà per 1-0. La prova del portiere Di Tommaso non fu convincente, così Mimmo strinse ulteriormente i denti e scese in campo nelle successive due ultime partite. Per la cronaca il Trani nelle ultime quattro partite non vinse più; collezionò tre pareggi ed una sconfitta; sarà stato un caso? Per fortuna questa storia ha un lieto fine: il 24 maggio pareggiando (1-1) contro il Chieti Mimmo festeggio’ con i suoi compagni l’agognata Serie B. Ma questa è un’altra storia e ve la racconterò a tempo debito. A Dio piacendo.


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