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Trani nel cuore, anche dopo 50 anni: il ritorno, la festa e i legami che non si spezzano

Ci sono incontri che non accadono per caso. A volte la vita, con la sua discreta sapienza, ci fa sedere accanto a persone che portano con sé storie capaci di illuminare un viaggio, di trasformare un semplice spostamento in un ritorno alle radici. È ciò che è accaduto sul Milano-Lecce del 23 aprile 2026, quando due sconosciuti  Donata Amoruso e Bruno Chiocchetti  si sono rivelati custodi di un amore per Trani che resiste al tempo, alla distanza, alle stagioni della vita.

Basta una frase, detta quasi con pudore: «Siamo di Trani». E all’improvviso il treno non è più solo un mezzo di trasporto, ma un ponte tra passato e presente, tra chi parte e chi ritorna, tra chi ha lasciato la propria città cinquant’anni fa e chi la vive ogni giorno. Da quel momento, il viaggio diventa racconto, memoria condivisa, emozione che si intreccia con la nostalgia e con la gioia di ritrovare ciò che non si è mai davvero perduto.

Questa intervista nasce così: da uno sguardo, da una confidenza spontanea, da un legame invisibile che unisce chi porta Trani nel cuore, ovunque la vita lo abbia condotto. È la storia di un ritorno, ma anche di una fedeltà. Di una festa antica che continua a chiamare a sé i suoi figli. Di una città che, per chi l’ha amata, non smette mai di essere casa.

Cosa si prova nel tornare a Trani dopo tanti anni lontani?

«È la mia città, è il mio paese. C’è sempre voglia di tornarci, anche dopo 50 anni», racconta lui, con una semplicità che racchiude un sentimento profondo. La distanza non ha mai cancellato il legame: «Trani resta un punto fermo, un richiamo costante».

Siete andati via per lavoro?

Sì. Una vita costruita altrove, in Piemonte, in provincia di Biella, dove la coppia ha formato la propria famiglia. Ma è proprio a Trani che si sono conosciuti: «Ero già via, sono tornato in ferie in Puglia. Un amico ci ha presentati e lei ci ha ospitati per una settimana. Da lì è iniziato tutto».

Nonostante la distanza, il ritorno è ancora emozionante?

«Per me sì», risponde lei senza esitazione. «E penso anche per lui. Quando torniamo, troviamo sempre accoglienza: i fratelli, i vicini, i negozianti. C’è confidenza, affetto. Ti fanno sentire a casa».

La festa del Crocifisso di Colonna: tra novità e memoria

Quest’anno vivrete la festa del Crocifisso di Colonna in modo diverso. È la prima volta?
«Sì, è la prima volta», spiega lui. «Prima lavoravo, poi venivamo in altri periodi. Ora che sono in pensione, e dopo alcuni controlli di salute, ho deciso di partire subito: volevo esserci». Dopo oltre cinquant’anni, esattamente cinquantatré, di frequentazione della città, è un debutto carico di significato.

Per lei, invece, che ricordi ha questa festa?

«La vivevo da bambina. Era una cosa normale, ma anche speciale. Sembrava quasi una festa nazionale: si respirava tradizione, partecipazione. Tutti coinvolti, dai più piccoli agli anziani».

Com’è cambiata la festa nel tempo?

Un tempo, il Crocifisso veniva portato via mare e riportato a Colonna nella stessa giornata. Oggi, invece, resta in città per diversi giorni, ospitato ogni anno in una parrocchia diversa. «Per noi è una novità», ammettono.

Come vi raccontavano l’origine del Crocifisso?

«Dicevano che era stato trovato in mare», ricordano. «Da lì costruirono una chiesetta sul luogo del ritrovamento. Poi lo portano in processione fino a Trani e infine a Colonna, con fuochi d’artificio e grande partecipazione». Un racconto tramandato soprattutto da pescatori e contadini, che intreccia fede e identità popolare.

Com’è vivere lontani dalla propria terra e dai propri affetti?

«Non ci si stacca mai davvero», spiegano. «Il legame resta sempre. Oggi poi, con il telefono, siamo in contatto continuo». Lei, cresciuta a Trani fin da piccolissima, racconta una famiglia numerosa, sette figli, sempre unita. «Il vero distacco lo senti quando perdi qualcuno di caro, non per la distanza». Lui, pur non essendo originario della città, si è sentito subito accolto: «Mi hanno integrato tutti, familiari e amici. Questo fa la differenza».

Eventi come la festa del Crocifisso possono ancora unire le famiglie?

«Credo di sì», riflette lui. «Un po’ come Natale o Pasqua: sono momenti in cui ci si ritrova». Lei aggiunge con un sorriso: «Anche i funerali, a volte, sono occasioni in cui ci si rivede tutti…». E poi i ricordi più leggeri: «A Pasquetta si andava tutti a Colonna, si mangiava frittata e pesce fritto. Per la festa si preparava la pasta al forno e si mangiava sul mare».

Non manca una nota di amarezza: «Ci sono posti che non sono più come prima. Alcune cose belle sono andate perse». Ma resta la speranza in un futuro migliore per la città e noi vogliamo crederci.

Il viaggio si conclude con una certezza semplice: ci sono legami che resistono al tempo e alla distanza. Donata e Bruno lo dimostrano con la naturalezza di chi non ha mai smesso di sentirsi parte della propria città. Tornare a Trani, per loro, non è nostalgia: è riconoscersi, ritrovare volti familiari, rientrare in un luogo che continua a chiamarli.

Un incontro nato per caso diventa così la testimonianza di quanto una città possa restare dentro, anche dopo cinquant’anni. Trani li aspetta, e loro rispondono ancora una volta a quel richiamo.

Alfredo Cavalieri

 

 

Alfredo Cavalieri


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