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Palazzo Carcano, i Verdi all'attacco: «Il fermo lavori ci costerà 600mila euro»

Dopo i 437mila euro (più spese legali e per il giudizio arbitrale) per la sospensione dei lavori al depuratore, il Comune di Trani sarà costretto quasi certamente a pagarne altri 600mila per Palazzo Carcano destinato a ospitare uffici giudiziari. Motivo: i lavori di ristrutturazione e ampliamento sono rimasti fermi per quattro anni, per riprendere solo a fine 2008, così che anche in questo caso le aziende aggiudicatarie hanno avviato un procedimento arbitrale nei confronti del Comune di Trani. E il consulente avrebbe quantificato, in relazione alla sospensione illegittima dei lavori, un risarcimento di circa 600 mila euro (oltre le spese legali e quelle per il pagamento degli arbitri) dovuto dal Comune. E' quanto i Verdi denunciano in una interrogazione inviata all'amministrazione comunale a firma del capogruppo consiliare Michele di Gregorio e del consigliere Franco Laurora, gli stessi che hanno fatto rilevare la decisione già assunta con il lodo arbitrale per i lavori di adeguamento del depuratore alle norme Cee, mai portati a termine per la decisione del Comune di sospenderli.
La vicenda dei lavori a Palazzo Carcano, sospesi per via del ritrovamento dei resti di mura medievali, in realtà era tutta prevedibile se si pensa che nel progetto di ristrutturazione approvato nel marzo 1996 dalla Soprintendenza era previsto l'importo di 7mila per scavi archeologici (insieme ai tre milioni per i lavori e all'1,6 per l'acquisto dell'immobile). Non solo. Il provveditorato alle Opere pubbliche della Puglia, nel maggio 1997, aveva imposto ulteriori prescrizioni e la Sovrintendenza richiedeva l'esecuzione di saggi archeologici nella zona del cortile esterno per accertare eventuali presenze preistoriche. In sostanza, sin dall'inizio della vicenda il progetto prevedeva la possibilità che all'interno della struttura ci fossero reperti archeologici, tanto che erano state previste anche delle somme per gli eventuali scavi. Il 16 giugno 2004 venne sottoscritto il contratto di appalto per i lavori per un importo di 2,4 milioni di euro, la cui durata era prevista in 574 giorni a partire dalla consegna dei lavori. I lavori vennero consegnati solo parzialmente il 22 luglio di quell'anno. Successivamente si scoprì che la consegna parziale era dovuta al fatto che una parte dell'edificio era occupato abusivamente; mentre il 13 ottobre vennero alla luce i reperti archeologici e i lavori sospesi il 20 novembre per poter redigere una perizia di variante suppletiva proprio a causa del ritrovamento dei reperti. La campagna di scavi, partita il 4 aprile 2005 si concluse il 18 maggio, ma a novembre la Soprintendenza chiese al Comune di ampliare le indagini archeologiche per il notevole interesse dei reperti ritrovati. Solo nel dicembre 2005 il sindaco comunicò alla Soprintendenza che non vi sono risorse per proseguire gli scavi. E solo ad agosto 2008 il Comune di Trani ha comunicato che la parte dell'immobile non consegnata all'inizio dei lavori era stata liberata dagli occupanti, così che a settembre ripresero i lavori il cui termine è fissato al 17 aprile 2010. "E' evidente da tutto questo - commenta il segretario tranese dei Verdi, Enzo Cassanelli - che un comportamento più diligente avrebbe evitato il contenzioso nonché l'eventuale pagamento del risarcimento. Un dato risulta acclarato: qualcuno ha sbagliato. Poiché riteniamo che anche questa seconda batosta non debba ricadere sulla pelle dei cittadini tranesi, chiediamo - conclude - che su questa vicenda, gravissima per la superficialità e la negligenza manifestate dalla pubblica amministrazione, e anche su quella del depuratore, venga nominata una commissione di indagine". I Verdi, inoltre, annunciano l'invio degli atti di entrambe le vicende alla Corte dei conti perché accerti le eventuali responsabilità.

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