Piero Lestingi è tornato a casa. La scelta è arrivata dopo l’intervento sul posto del dirigente della quarta ripartizione, Giuseppe Affatato, che ha garantito al giostraio un appuntamento per domani al palazzo di città.
Lestingi potrà così chiedere lumi circa le sue proposte su nuove giostre da allocare in altri siti comunali sulle quali finora vi erano stati silenzi o rigetti. Forse questa volta si troverà una soluzione.
Lestingi, però, è pronto a riprendere la protesta qualora l’incontro con il dirigente non abbia a suo dire esito confortante. La minaccia di lanciarsi dal fortino, dunque, è semplicemente sospesa.
Questa mattina Lestingi era tornato in vetta al fortino della villa comunale minacciando di lanciarsi nel vuoto. Vi si era recato già sabato sera, annunciando anche in quella occasione di essere pronto a compiere il gesto estremo.
Tutto cominciò il primo settembre 2006 con il trasferimento coatto delle attrazioni di proprietà di Lestingi al lungomare Chiarelli. Mentre altri operatori accettarono il trasferimento, Lestingi vi si era opposto perché riteneva quel luogo non conforme ad ospitare un luna park, trattandosi, a suo dire, di zona demaniale poco ospitale ed abusivamente utilizzata dal Comune. Pertanto, non voleva a sua volta occupare abusivamente il sito. Ma il trasferimento fu compiuto in maniera coatta e le strutture lasciate lì a deperirsi. Oggi si trovano, ormai inutilizzabili, al cantiere comunale. Lestingi ha chiesto un risarcimento danni di 500mila euro, poi ha presentato alcuni progetti per nuove giostre in altri luoghi, apparentemente idonei all’uopo, ottenendo in cambio silenzio e/o rigetti delle istanze. Ancora oggi Lestingi chiede invano giustizia da una parte e diritto al lavoro dall’altra.
In consiglio comunale, intanto, due soli consiglieri, Fabrizio Ferrante e Michele di Gregorio, si sono interessati al suo caso: “Senza entrare nel merito del problema – hanno detto entrambi – auspichiamo che si riprenda il dialogo fra il Comune e questo cittadino e si trovi una soluzione prima che sia davvero troppo tardi”.
(si ringrazia per la foto Sergio Tatulli)
