Girando per Trani è da qualche settimana che si possono notare le strisce blu, che indicano le aree di sosta a pagamento, ancora non attive.
Purtroppo, però, alle strisce non è stato allegato il libretto d’istruzioni. Noi nel precedente numero abbiamo provato ad illustrare ogni cosa, ma c’è chi ancora richiede chiarezza e pone dubbi. Allora l’associazione culturale “La bussola” di Trani, sabato 14 maggio, ha illustrato ciò che ancora bisogna sapere riguardo le strisce blu, in particolare cercando di rispondere alla domanda: “Perché sono illegittime?”
«Innanzi tutto – spiega il presidente, Giovanni Loconte - l’art. 7, comma 8 del Codice della strada prevede che “qualora il comune assuma l’esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l’installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lettera f), su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area di controllo di durata della sosta”». Ecco che l’associazione si pone il primo interrogativo: «Perché il Comune non ha garantito, almeno per il momento, un egual numero di parcheggi gratuiti, così come la legge prevede?
Altra nota dolente, per la Bussola, sono le tariffe. Infatti è stato previsto che si paghi: € 0,80 per ora; € 0,40 per 30 minuti; € 2,00 forfettaria per mezza giornata; € 4,00 forfettaria per l’intera giornata. Ma ai residenti delle vie interessate dalla sosta a pagamento, che non dispongono di posto auto privato, verrà rilasciato un contrassegno che consentirà di sostare gratuitamente soltanto nella micro-zona di residenza. Per il contrassegno sarà richiesto il pagamento di 30 € l’anno, come rimborso spese. Ciascun residente avrà a disposizione un solo contrassegno; altri contrassegni supplementari (per altre auto di proprietà della stessa persona) costeranno 300 € l’anno per ciascuna macchina. «Perciò, sottolinea il segretario, Antonello Scarimbolo -, i residenti pagheranno un abbonamento annuo senza la certezza di trovare posto libero».
Oltre ai residenti, anche i dipendenti e i titolari di attività commerciali, turistiche e artigianali, dipendenti di enti pubblici o privati, titolari, dipendenti o praticanti di studi professionali, la cui sede sia ubicata in vie interessate dalla sosta a pagamento o in zone pedonali, e che prestano l’attività lavorativa in zone non raggiunte dal servizio di trasporto pubblico locale potranno usufruire di un abbonamento mensile a tariffa agevolata che prevede il pagamento di una somma di 10 € mensili. Mentre chi presta l’attività lavorativa in zone raggiunte dal servizio di trasporto pubblico locale potranno usufruire di un abbonamento mensile di 15 € mensili. Anche i titolari e dipendenti delle attività, quindi, secondo la Bussola, «saranno costretti ad abbandonarsi senza la certezza di trovare un posto; ciò vale anche per i commercianti che vedranno diminuire drasticamente la loro clientela».
L’art. 7, comma 7 del Codice della strada dispone che i proventi dei parcheggi a pagamento, in quanto spettanti agli enti proprietari della strada, sono destinati alla installazione, costruzione e gestione di parcheggi in superficie, sopraelevati o sotterranei, e al loro miglioramento e le somme eventualmente eccedenti ad interventi per migliorare la mobilità urbana. L’associazione chiede di poter prendere visione di eventuali progetti.
Inoltre, i parcheggi non devono in nessun caso intralciare la circolazione o limitare la visibilità, devono essere ubicati in maniera tale da consentire un reciproco e tempestivo avvistamento tra i conducenti che percorrono la strada e quelli in entrata e uscita dall’area. Ma prendendo visione delle aree per la sosta a pagamento «sono numerose le zone della città – fa notare il portavoce della Bussola, Antonio Giannetti -, dove la tracciatura delle strisce è causa di disagi, come in Piazza della Repubblica, zona Colonna, zona Monastero, zona villa comunale.
Consapevole del fatto che è un diritto dell’amministrazione comunale poter istituire parcheggi a pagamento, ma partendo dal fatto che i provvedimenti devono essere presi in accordo con la cittadinanza, l’associazione, che si propone da tramite tra cittadini e giunta, sottolinea che «le decisioni devono essere prese nella legalità e senza pregiudicare i cittadini». Ed ipotizza una class action qualora questo non avvenga.
Nel frattempo, va detto che entro il 5 maggio era previsto, ma ancora non è stato completato nelle zone con basolato, il completamento della tracciatura delle strisce blu. Erano invece già stati stampati i grattini con, in calce, il prezzo di 1 euro: adesso servirà applicare un bollino adesivo, con su scritto 80 centesimi, per oscurare il prezzo anacronistico. Ancora non stampate, invece, le vetrofanie per gli abbonamenti agevolati: Amet, infatti, attende ancora chiarimenti in merito dal Comune.
Non solo: l’estensione delle aree di parcheggio, l’aumento del numero degli stalli, la contemporanea riduzione del prezzo del grattino e la definizione delle tariffe agevolate hanno indotto l’Amet a rivedere il progetto di partenza: gli assunti, per il momento, saranno soltanto sei, mentre in principio potevano arrivare fino a quindici. Per incrementare il numero degli operatori, Amet ha chiesto ai propri dipendenti di prestare servizio essi stessi come operatori del traffico, svolgendo quindi lavoro straordinario: nessuno, però, ha dato la propria disponibilità.
Nel frattempo, lo “start up” del servizio è finora costato all’azienda 80mila euro, «che dovremo fare rientrare – dice il presidente, Ninni De Toma – perché Amet ha il core business nella distribuzione e vendita di energia elettrica, mentre quello dei grattini è un servizio accessorio che non può e non deve determinare perdite».
Ottavia Digiaro