Signor Oleandro è appena sceso dal treno a dare un po' di colore a binari morti e bottiglie di birra vuote. Bello da vedere, pericoloso da "assaggiare", potrebbe provocare tachicardia e disturbi gastrici ma solo qualche tipo di animale penserebbe di bere la sua linfa. Il confine tra il pensiero e l'istinto è labile.
Appoggiato al muretto a secco bada a quello che gli gira intorno. I suoi colori accesi di giorno di notte si trasformano e lo rendono invisibile. Oleandro così tocca con mano il degrado sociale della stazione nella quale è capitato.
Un degrado che segue il ritmo dei fischi dei treni. Forse d'inverno qualche "rom" (parola che Oleandro non capisce o capisce per metà) trova riparo qui per dormire. Negli ultimi tempi, da quando ha avuto la possibilità di capire quello che accade, ha notato che parlano la lingua del posto e hanno i pensieri delle persone del posto coloro che "alimentano" il degrado. Dopo l'ultimo treno notturno volano insulti, calci, pugni e biciclette. Qualche bacio pagato, poi di nuovo il giorno e dall'altro lato del muretto una struttura "vecchia" quanto inutilizzata. E la gente ritorna ad ascoltare i ritardi, gli arrivi e le partenze di una vita che segue il ritmo dei fischi dei treni.
Poco più lontano cresce Hibiscus che tra poco, quando l'uomo finirà la propria opera di cemento, dovrà lasciare lì la propria vita. Hibiscus prepara un decotto di Karkadè buono per chi dovesse per caso ingerire o masticare petali o rami del signor Oleandro. Una linea più delicata che si adegua al luogo, segue con delicatezza il via-vai di persone che seguono il ritmo degli stop reclamando ad ogni modo precedenza. Da lontano osserva qualche protesta, gli ultimi alberi della zona, un muro che qualcuno vorrebbe abbattere, un'ipotesi di campetto e tanti progetti, idee, parole, numeri.
Un bicchiere di Karkadè rosso intenso e passa la gastrite di chi segue il ritmo dei fischi dei treni. Oleandro e Hibiscus incontreranno improperi e frasi d'una ironia squallida. Se fossero davvero espressioni di un pensiero, per il rispetto che si deve al pensiero, il mondo sarebbe la realizzazione di un'idiozia. D'altronde chissà quanti avranno apprezzato Hibiscus e Oleandro. Il problema di base della democrazia è che gli aventi diritto e "capacità" di parola siano solo gli esseri viventi umani.
d.d.
