Questo libro della scrittrice Ada Izquierdo Nigretti intitolato “Il Sapore dei Ricordi” - dato recentemente alle stampe dall’Associazione “Obiettivo Trani” - può essere considerato come una sorta di diario della memoria; e a sua volta il lettore può ritenerlo un autorevole portolano per meglio apprezzare persone, cose o fatti o conoscere adeguatamente luoghi d’una Trani ormai definitivamente scomparsa. Il volume è composto da ventisette racconti ricavati da episodi di vita vissuta e accomunati da un medesimo tema conduttore: il periodo trascorso dalla scrittrice a Trani negli anni ‘30 e ‘40 del secolo scorso.
Come giustamente ha scritto Giovanni Ronco nella prefazione “ogni racconto offerto in questa raccolta diviene una piccola nicchia preziosa in cui incastonare il ricordo, la singola immagine, il personaggio più o meno pittoresco o il familiare amato, a cominciare dal “consorte”, più volte evocato, soprattutto nei passi dedicati alla famiglia o alle disavventure legate alla Seconda Guerra Mondiale.”
Muove ogni singolo racconto, di dettato sincero come l’anima ispiratrice, un tenace impegno a riportare sulla pagina vicende autobiografiche vissute con intensa partecipazione emotiva. Schiacciata dal peso dei ricordi, ormai anziana, la scrittrice sperimenta una sorta di estasi legata alla rievocazione di antichi ricordi e comprende che tale rievocazione, dovuta non alla memoria utilitaristica e schematica dell’intelligenza ma alle “intermittenze del cuore”, può divenire fonte di consolazione per la vecchiaia trascorsa nella umida e piovosa Milano. Anche un episodio banale di vita quotidiana tranese diventa occasione per la riesumazione d’un ricordo (Controra) e per una riflessione sulla caducità del tempo (Antichi cimeli).
Il ritorno con la memoria al periodo tranese è il ritorno ad un momento lieto e felice dell’esistenza: l’autrice (consorte dell’allora Podestà di Trani) si va incontro a ritroso e ritrova la propria giovinezza perduta: cadono i muri d’ombra, i fitti veli di nebbia che si potevano frapporre fra lei e le cose più caramente dilette sotto i riflettori di una memoria implacabile; e l’inno per un luogo e la sua gente si trasforma nell’elegia per un paradiso perduto.
Gli avvenimenti passati, le vicende della giovinezza trascorsa a Trani, conservano sulla Nigretti ancora intatto il potere nostalgico che deriva dalla rievocazione di fatti o episodi biografici di molti anni addietro; allo stesso tempo, la cronaca delle vicende quotidiane, delle “scene di vita tranese” o di episodi legati all’ultimo conflitto bellico costituisce una sorta di epica dell’anima, che irretisce il lettore in un dolce, lungo sogno in cui egli immagina una Trani profondamente diversa da quella odierna, sempre calata in un gréve e costante torpore collettivo; queste pagine quindi ispireranno per tutto ciò che è postumo una malinconia tanto più avvertibile da quei lettori che ricordano quella Trani rievocata dalla Nigretti: è il vero pathos del decorso delle cose terrene, quel pathos che sempre scorre, che mai si esaurisce, che costantemente ci opprime e costantemente ci sostiene.
Vincenzo Cannone