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Ospedale, idea di chiusura. Accorpamenti per salvarlo

Si lavora per assicurare un futuro all’ospedale di Trani. Ormai tramontate le ipotesi dell’ospedale unico con Bisceglie, come anche quella di entrare nel progetto dell’altro ospedale unico su cui si sta lavorando, l’Andria-Canosa, adesso resta solo da programmare un’assistenza organica nei due plessi, risparmiando sui costi ma garantendo allo steso tempo un servizio il più possibile efficace.

Nel frattempo, ancora non si è riunito il consiglio comunale per pronunciarsi formalmente in merito al futuro della sanità locale. Tuttavia, si ha notizia di un incontro avvenuto nei giorni scorsi fra il sindaco, Pinuccio Tarantini, l’assessore regionale alla salute, Tommaso Fiore, ed il neo direttore generale dell’Asl Bt, Giovanni Gorgoni.

I vertici della sanità pugliese e locale hanno confermato le difficoltà oggettive, ed apparentemente insormontabili, che inducono a ritenere tramontate sia l’ipotesi di un ospedale unico Trani-Bisceglie, sia la proposta dell’ultima ora di allargare il bacino d’utenza dell’Andria-Canosa anche a Trani e Bisceglie, individuando la sede del plesso in una zona il più possibile baricentrica fra le città in questione.

Le alternative, però, almeno per il momento non sembrano andare in direzione della conferma e riorganizzazione degli ospedali di Trani e Bisceglie. Anzi, mentre Bisceglie questo sarebbe possibile, per Trani sarebbe arrivata una proposta di convertire il presidio in gran poliambulatorio, insieme con il riconoscimento della sede legale ed operativa dell’Asl.

L’ospedale, però, di fatto sarebbe chiuso e questa ipotesi, che il sindaco ha illustrato ai capigruppo dopo l’incontro con Fiore e Gorgoni, sarebbe stata dichiarata irricevibile perché Trani sarebbe l’unico capoluogo di provincia d’Italia a non aver alcun ospedale civile.

Anche per questo si lavora ancora più alacremente, da alcuni giorni, su un progetto di riorganizzazione dei due plessi che manterrebbe certa l’assistenza in entrambi gli ospedali riducendo ancora i posti letto totali. Una cura dimagrante calcolata, undici letit in meno che non intaccherebbero la qualità del servizio perché la proposta di accorpamenti è stata soppesata in ogni minimo particolare.

La bozza, redatta dal dottor Mauro Mazzilli, che già si era fatto carico con l’associazione “Etica e politica” di organizzare il recente forum a San Luigi, fonda il ragionamento su sette punti programmatici ed una sollecitazione finale.

La prima priorità «è costituita – si legge nel documento - dal miglioramento della qualità dell'assistenza ospedaliera in tutti i reparti e servizi. Tale obiettivo si può conseguire se si garantisce la guardia possibilmente divisionale (cioè specialistica) nei principali reparti e se si creano le condizioni per permettere un continuo aggiornamento professionale del personale. Entrambi questi obiettivi sono possibili solo con organici adeguati, che si ottengono se si accorpano i principali reparti di degenza. Effetti collaterali non trascurabili di tali accorpamenti saranno una maggiore efficienza, leggi produttività, e notevoli risparmi sulle voci accessorie».

Ma quali dovrebbero essere, allora, i criteri di accorpamento per non penalizzare alcuno e mantenere i giusti equilibri? «Concentrare i reparti chirurgici tutti a Bisceglie – è la prima risposta - comporta da un lato problemi di intasamento della sala operatoria di quella città, con conseguenti ritardi e allungamenti delle liste di attesa, dall'altro svuotamento della sala operatoria di Trani che risulterà parzialmente inutilizzata con spreco di risorse. Inoltre bisogna considerare che la sala operatoria di Bisceglie è angusta e non risponde ai requisiti minimi previsti dalle norme igienico-sanitarie attualmente vigenti».

Ed ancora, per evitare un altro, possibile errore, il documento ci ricorda che «un criterio, adottato a livello regionale quattro anni fa, fu quello di evitare la riorganizzazione dei plessi ospedalieri in polo chirurgico da una parte e polo medico dall'altra. Una scelta di concentrare su Bisceglie sia la Chirurgia che l’Ortopedia va, invece, in questa direzione. Non si comprende come, a fronte della presenza di una Rianimazione a Trani, entrambe le strutture chirurgiche siano collocate a Bisceglie. Si pensi ad esempio a pazienti politraumatizzati».

Sempre in favore di un disegno che non penalizzi il nostro ospedale, «non dobbiamo trascurare il fatto – prosegue Mazzilli - che il reparto di Ortopedia di Trani è stato di recente totalmente ristrutturato, per cui sarebbe incomprensibile chiuderlo a fronte di un reparto di degenza a Bisceglie collocato in ambienti vecchi, fatiscenti e con spazi ridotti, al di fuori delle norme minime previste dalla legislazione sanitaria. Si noti che praticamente tutti i reparti di degenza nel plesso di Trani sono stati totalmente ristrutturati a norma e presentano condizioni di degenza ottimali, compresi i reparti di Chirurgia e Urologia».

Infine, le ultime indicazioni. «L'accorpamento della Medicina tutta su Trani può andare di pari passo con il trasferimento della degenza cardiologica tutta a Bisceglie, lasciando a Trani solo il servizio di cardiologia senza letti. Da più parti si sente discutere della necessità di creare un servizio di Endoscopia digestiva H 24 per garantire una corretta gestione delle urgenze emorragiche intestinali. Vogliamo ricordare che tale servizio in tutte le realtà sanitarie è parte integrante della unità operativa complessa di Gastroenterologia, che nella Asl Bt è collocata nel plesso ospedaliero di Trani. Purtroppo, per motivi che sarebbe interessante conoscere, alcuni valenti operatori del settore hanno preferito lavorare altrove, creandosi così i presupposti per la disgregazione di una realtà che in tempi non lontani presentava alti livelli di gradimento ed efficienza. Infine – conclude Mazzilli -, vogliamo sollecitare l'adozione di un crono-programma che stiamo inseguendo da tempo fra l'area tecnica, la direzione di presidio e il direttore della ematologia, per l'avvio delle camere sterili senza le quali l'ematologia non può decollare».

Ne è nata così una proposta di riordino, per il 2011, che consentirebbe alla Regione Puglia di risparmiare altri undici posti letto. La tabella riassuntiva che pubblichiamo a parte può essere una base per una discussione politica condivisa anche con Bisceglie.

Del resto, proprio in occasione del forum a San Luigi, entrambi i sindaci avevano concordato sulla necessità di ragionare insieme nell’interesse delle rispettive collettività. Senza pensare a posizionare bandierine e, invece, valutando le opportunità in un’ottica di equilibrio complessivo, si possono ancora raggiungere risultati apprezzabili senza stravolgere alcunché.

E senza concedere alla Regione, addirittura, la chiusura dell’ospedale di Trani in cambio di vantaggi soltanto parziali, ma che priverebbero la nostra comunità di un’assistenza pressoché totale.

Nico Aurora

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