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Rimuovere, oscurare, riflettere

Le aziende sono veloci e specializzate, le forze dell’ordine fanno più che il loro dovere, ma le pubbliche amministrazioni hanno poco tempo e scarsi fondi per intervenire. Così, quando vedremo spuntare un impianto pubblicitario, legittimo o abusivo che sia, la sua collocazione sarà quasi sempre definitiva perché la rimozione è complessa. E costa anche tanto.  

Questo è il motivo per cui, soprattutto a Trani, l’offensiva dell’abusivismo ci assale a folate e non è per nulla facile contrastarla. Nei giorni scorsi è stata la Polizia di Stato a porre un freno, ma non si fa in tempo a bloccare un 6x3 da una parte, che da qualche altra parte ne spuntano almeno altri due. Ed i 6x3 sono soltanto la punta dell’iceberg, perché adesso imperversano anche i totem ed i parapedonali.

Il problema è che quasi tutto, almeno a Trani, è abusivo. Lo afferma, quantunque con condizionali, l’assessore alla polizia locale Giuseppe Paolillo: «Per quel che risulta allo scrivente, non dovrebbe essere stato ancora approvato il nuovo Pianto generale degli impianti pubblicitari, quindi tutti gli impianti installati non dovrebbero essere dotati di alcuna autorizzazione amministrativa». Condizionali che appaiono più un elemento di cautela amministrativa che un’affermazione incerta: l’assessore sa per certo che è tutto illegittimo, e sommessamente lo fa sapere pubblicamente dopo avere scritto, e tante volte, in forma istituzionale e riservata agli organi competenti.

Ma quali strumenti ci sono per arginare il fenomeno? La risposta è complessa e si articola nei fiumi d’inchiostro spesi sull’argomento in questi anni. In più occasioni è intervenuta con sanzioni e rimozioni la Polizia locale, ma molte di queste sono state a carico dei contribuenti perché è stato impossibile identificare il proprietario ed installatore dei manufatti.

Poi vi sono le sanzioni per le violazioni al codice della strada, e queste sono irrogate anche dalla Polizia di Stato, che proprio nei giorni scorsi ha bloccato l’installazione di alcuni tabelloni pubblicitari “6x3” in corso Imbriani: erano sprovvisti di autorizzazioni sia per l'installazione, sia per l’apertura del relativo cantiere, perché mai ottenute dagli uffici comunali preposti. Dopo avere individuato i responsabili della ditta, che ha sede a Conversano, gli agenti hanno elevato nei confronti degli interessati le sanzioni previste in materia dal codice della strada. Inoltre, e soprattutto, il Commissariato ha il sindaco di Trani al fine di diffidare gli autori delle violazioni a rimuovere i mezzi pubblicitari a loro spese entro e non oltre dieci giorni.

Si ritorna, così alle rimozioni, ma queste costano ed anche tanto. Paolillo ha chiesto al dirigente di ragioneria «risorse economiche finalizzate all’affidamento di incarico per la rimozione per lo meno degli ultimissimi impianti pubblicitari installati. In alternativa, affiggere sulle pubblicità apposte sugli impianti pubblicitari abusivi un manifesto bianco con la dicitura “affissione abusiva” sì da scoraggiare anche il soggetto pubblicizzato e dare un segnale alla cittadinanza». Una circostanza di questo tipo si era verificata in occasione del sequestro penale di alcuni 6x3, nell’area dello stadio comunale, nel dicembre 2007.

Ma il vero “segnale”, e non alla cittadinanza ma alle aziende che si rivolgono ai soggetti delle pubbliche affissioni per pubblicizzare i proprio prodotti, vengono dall’ultima finanziaria: le multe per le affissioni abusive vengono addebitate anche all’azienda pubblicizzata. Finora era solo l’azienda pubblicitaria a rispondere della propaganda illegittima, mentre adesso anche le attività che espongono il loro marchio dovranno pagare sanzioni pesanti, da 1.376,55 fino a 13.765,50 euro. «L’importante novità, pertanto – spiega Paolillo -, attiene alla solidarietà fra proprietario degli impianti e soggetto pubblicizzato che, prima della emanazione della presente norma, poteva essere invocata solo allorché non poteva essere identificato il soggetto titolare dell’impianto».

A questo punto sono le aziende a dover riflettere. Siamo certi che adesso ci penseranno almeno due volte prima di rivolgersi a soggetti del mondo delle affissioni. Le loro eventuali omissioni, infatti, ricadrebbero in maniera pesante anche sul cliente, che dalla pubblicità auspicherebbe un rilancio e non un affossamento. E poi ne va anche del decoro della città, che siamo certi stia a cuore anche alle nostre attività economiche.

n.a.

 

 

 


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