Trani si dice pronta a fare le barricate per difendere il suo ospedale. Ma le farà davvero? E, soprattutto, ve ne sarà realmente bisogno? La sensazione è che per il momento, forse anche per un lungo momento, non accadrà nulla di irreparabile perché non vi sono le condizioni oggettive per realizzare svolte epocali. E che la riconversione del “San Nicola Pellegrino” in una “casa della salute”, che per tutti equivarrebbe ad una chiusura di fatto, per il momento non si farà.
Al contrario, davvero si va verso un’altra cura dimagrante di posti letto e, questa volta senza tema di smentita, verso un robusto accorpamento di reparti fra Trani e Bisceglie per mantenere in servizio entrambi gli ospedali ma evitare di avere unità operative doppione che determinino scompensi nelle erogazioni dei servizi e sprechi di carattere economico.
Sono queste le circostanze che, quasi certamente, verrà a riferire a Trani questo sabato, 15 ottobre, alla sala di comunità “San Luigi”, il neo direttore generale dell’Asl Bt, Giovanni Gorgoni. Il solo fatto che il manager della sanità della nuova provincia si presenti ad un confronto in un clima apparentemente non favorevole depone a suo favore da una parte, ma anche in favore di prospettive meno allarmanti dall’altra, perché altrimenti avrebbe avuto mille ragioni per declinare l’invito.
Invito che, come tempestivamente annunciato dal nostro sito internet, radiobombo.com, gli è pervenuto dai capigruppo consiliari di Trani al termine di un incontro nel quale hanno pianificato non soltanto la pubblica manifestazione, ma anche un sostanziale coordinamento permanente fra politica e mondo sociale per tenere alte l’attenzione e la guardia sul nostro presidio. Proviamo, allora, a ricomporre il quadro alla vigilia di quest’importante appuntamento.
E ripartiamo dall’ultimo numero di questo giornale, quello che ha anticipato, di fatto, tutti gli argomenti di cui si è vivamente dibattuto nelle ultime due settimane. Ci riferiamo alla proposta di riconversione del “San Nicola Pellegrino” in una grande poliambulatorio, che sarebbe affiancato da un’altrettanto ipotetica assegnazione delle sede legale dell’Asl Bt a Trani. Il tutto nella quasi totale certezza che la città non rientrerebbe in alcun tipo di progettazione di un nuovo ospedale unico con Bisceglie e/o altri comuni.
Tanto è bastato per convincere i capigruppo consiliari ad organizzare l’evento a San Luigi, ma anche la Federazione della sinistra a fare partire una raccolta di firme ad oltranza: «Dobbiamo opporci con ogni mezzo a quello che si presenta come un vero e proprio sopruso ai danni di Trani – dice il segretario politico, Cosimo Nenna – architettato da una certa frangia politica. Hanno deciso tutto loro senza ascoltare le altre forze politiche e sindacali. Non si può sacrificare sull’altare della politica un presidio che dispone da sempre di e sale operatorie attrezzate che attendono solo di essere messe a norma, mentre a Bisceglie andrebbero create ex novo insieme con una terza palazzina. Il poliambulatorio? Una tale decisione, se sarà effettivamente presa, sarebbe un’offesa alla città di Trani che già una certa parte politica ha irrimediabilmente portato a toccare il fondo».
Nel frattempo, all’inizio di questa settimana, un incontro preliminare si è tenuto presso la sede dell’associazione “Liberamente democratici”. E qui il dottor Mauro Mazzilli, direttore dell’Unità di medicina dello sport del nostro ospedale, ha illustrato la proposta di accorpamento con Bisceglie anticipata sulle pagine del nostro giornale. Fra gli altri progetti previsti nel merito, la Chirurgia a Bisceglie e l’Ortopedia a Trani. Ed ancora, l’accorpamento della Medicina tutta su Trani ed il trasferimento della degenza cardiologica tutta a Bisceglie. Tale proposta di riordino consentirebbe alla Regione Puglia di risparmiare undici posti letto salvando entrambi i presidi ed ottimizzandone i servizi.
Presente all’incontro, il dottor Stefano Porziotta, direttore dell’Ufficio formazione dell’Asl Bt, che ha già offerto i primi spunti per rischiarare un po’ le prospettive di Trani: «I progetti futuri dell’Asl non sono per nulla cristallizzati – ha detto a Radio Bombo -. È il momento dell’ascolto, propositivo ed attivo. Nessuna decisione è stata presa dai vertici della Asl e qualsiasi decisione sarà condivisa. L’ascolto della politica, quella sana, e della cittadinanza attiva porteranno a definire il miglior mosaico possibile. Anch’io mi sto confrontando con molte realtà e, tranne una città, che non cito, vedo molta maturità. L’ho trovata anche a Trani, dove posso comprendere che vi sia malumore, ma non mi sembra un clima da barricate. E Trani deve spendere la sua nobiltà proprio in questo momento storico, per dimostrare che non è il fanalino di coda. Anzi, credo proprio che debba sfruttare il vantaggio di trovarsi sulla costa insieme con Bisceglie, definendo con quella città un progetto organico. Riconosco che a Trani è vero che manchi peso specifico politico, ma questa non può essere una discriminante decisiva, quantunque non nego che questo abbia avvantaggiato nel recente passato altre comunità».
Parole che, quantunque non concordate con il direttore generale, sono parse l’anticamera di una posizione ufficiale di Gorgoni che, espressa in sede parlamentare, non potrà che essere confermata ed illustrata nei particolari questo sabato a Trani. E la posizione è che «i cinque poli ospedalieri (Barletta, Andria, Trani, Bisceglie, Canosa) – ha illustrato Gorgoni - lavorano di fatto su di un territorio molto vasto, articolato in dieci comuni e 48 sedi, anche se dispone di un personale sufficiente al massimo per il funzionamento di tre ospedali. Buoni livelli assistenziali potrebbero essere garantiti - ha sintetizzato Gorgoni -, solo fatte salve le deroghe proposte e realizzando gli accorpamenti riducendo a tre i poli ospedalieri secondo un nuovo modello socio-assistenziale e nel rispetto delle vocazioni di ciascun plesso».
Vocazioni da rispettare equivarrebbe ad affermare che nulla di drastico accadrà, quantunque la cura dimagrante sarà inevitabile. Ma interesserà tutti anche nel rispetto di una tendenza che ha vede il bilancio dell’Asl Bt «in tendenziale pareggio», ha detto sempre Gorgoni, ricordando che «la riduzione dei consumi ospedalieri è stata assicurata agendo sul costo del personale (ridotto di quasi 2.500.000 euro), sulla farmaceutica (-10%) e sui servizi esternalizzati (-3%)».
In altra parole, si va verso soluzioni innovative sì, ma non rivoluzionarie. E questo sembra confortare il giudizio del dirigente sanitario del nostro ospedale, Carlo Avantario: «Purtroppo il “San Nicola Pellegrino – ci dice - è sempre messo in discussione a prescindere. È chiaro che dobbiamo anche noi fare dei passi indietro, ma devono farli tutti per trovare la sintesi migliore partendo dal confronto. Durante il mio mandato da sindaco il confronto non ci fu e le decisioni furono prese sopra le nostre teste. Adesso, nonostante non siamo felici per i progetti che si starebbero delineando, notiamo che vi è sempre un’apertura al confronto e sono certo che giungeremo alla soluzione migliore nel rispetto della pari dignità».
E tuttavia, se di tanto in tanto ci si sveglia in difesa dell’ospedale, bisognerebbe anche ricordarsi del fatto che tante volte la gente non vi ottiene i servizi che si aspetterebbe di trovare: il nuovo pronto soccorso è un cantiere perenne; il pronto soccorso provvisorio è un pianto e vi sono anche caduti pezzi di soffitto del nostro; gli ascensori tante volte non funzionano; si prenotano visite ed il medico non c’è. Forse sono proprio l singole situazioni ed i singoli episodi che penalizzano in maniera seria il nostro ospedale? «È vero . risponde Avantario -, ma con le ombre ci sono anche le luci, e quelle non fanno notizia. Il cittadino che a casa sua ha tutte le comodità e che all’ospedale registra dei disagi, deve anche dare atto che nello stesso ospedale ci sono ambienti oltre modo decorosi ed un’accoglienza ed abnegazione di chi ci lavora che non sono seconde a nessuno. Nonostante i limiti oggettivi, che vi sono, noi, lo ribadisco, non siamo secondi a nessuno».
Per averne la certezza, attendiamo parole chiare dal direttore generale. E che parli e decida non sulla logica dei numeri, ma delle persone.
n.a.