Che fosse candidato sindaco lo si sapeva. Ma la sua prima uscita pubblica qualche novità l’ha portata. Ed anche importante. La più significativa, l’annuncio ufficiale dell’Udc e del polo di centor che le fa capo di schierarsi a fianco dell’avvocato.
Questo toglie fuori dei giochi il partito di Carlo Laurora, per il quale si ipotizzava non solo una candidatura a sindaco autonoma, ma anche, e soprattutto, un’adesione alle lusinghe di un centrodestra che non aveva mai nascosto, fino allo scorso 14 novembre, di contare su un accordo con questo polo centrista, ritenuto naturale alleato.
Così non è stato e, adesso, la coalizione dell’avvocato Operamolla si fortifica e, apparentemente,e le altre si indebolirebbero, almeno considerando il bacino di voti tutt’altro che secondario su cui i partiti del centro dovrebbero contare.
Resta da verificare quale tenuta, dal punto di vista programmatico, potrà avere una coalizione che mette insieme partiti ed esponenti politici a volte troppo lontani per certi orientamenti ed biettivi di governo.
Per esempio, proprio parlando di Laurora, non si può dimenticare come egli sia stato fra i fautori del termovalorizzatore a Trani, contro il quale invece i Verdi, adesso suoi alleati, si sono sempre storicamente e stoicamente schierati. Ed a fianco di Operamolla abbiamo visto anche chi si è fatto proponente della centrale a biomasse, anche questa vivamente osteggiata dagli ecologisti. Questi nodi torneranno presto la pettine nella misura in cui proprio l’avvocato Operamolla, fra i progetti di massima di cui ha parlato, ha riferito senza esitazioni che «Amet dovrà tornare a produrre energia come faceva un secolo fa».
E se taluni esponenti non sono politicamente lontani, neanche lontano è il ricordo di quando, amministrando insieme, non produssero risultati memorabili. Nella serata di presentazione dell’avvocato Operamolla, infatti, abbiamo rivisto molte delle facce dell’amministrazione Avantario. L’unico assente certo, fra gli amministratori più di rilievo di quell’epoca, era Antonino Battista. Per il resto ci è parso che fossero quasi tutti lì e, quindi, qualora abbiano una seconda chance, la città deve augurarsi semplicemente che abbiano fatto tesoro degli errori del passato.
Forse, per risolvere a monte questi ed altri problemi, che potrebbero tradursi anche in qualche difficoltà nel costituire rapidamente una giunta che sia espressione di questa più che composita coalizione, dovrà essere proprio il candidato sindaco a prendere di petto la situazione e farsene garante non solo a parole, ma nei fatti.
Per la verità, la maniera in cui si è presentato incoraggia molto in questo senso. Dopo un inizio all’insegna di una comprensibile emozione, il candidato si è preso la scena: «Ho navigato per tanti mari – esordisce -, ma questo è un mare nuovo per me e le emozioni non mancano. Spero di superarle con la determinazione con cui mi accingo a svolgere un ruolo a totale servizio della città».
Fino a ieri, soltanto due comunicati ufficiali e la mancata partecipazione alle primarie celebrate da una parte del centrosinistra. «Il motivo? Non sono in competizione con nessuno, ma solo al servizio della città. Le competitività individuali non mi interessano. Mi auguro solo di arricchirla, questa famiglia, di contenuti. La coalizione non è chiusa, gli individualismi sì».
Dalle sigle e volti al progetto. «L’obiettivo – spiega il candidato sindaco - è la discontinuità rispetto al passato sia per i risultati da conseguire, sia per metodi da utilizzare. E quando dal primo momento ho parlato di rigore morale, mi sono sempre riferito a questo approccio all’amministrazione della città che ridia slancio alla partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, prioritaria rispetto agli individualismi. Nella nostra azione di governo – prosegue l’avvocato - non vi sarà improvvisazione. E non avremo timore di sacrificare le nostre persone ed il nostro lavoro al servizio del rilancio di Trani. Per uno sviluppo concreto, per colmare le diseguaglianze sociali, per dare una prospettiva ai giovani, per tutelare le fasce più deboli, per rimettere Trani al centro del prestigio del territorio».
In questo modo, da Operamolla arriva anche la risposta a chi, con varie sfumature, gli chiede perché si sia candidato soltanto adesso quantunque il suo nome circoli da almeno un quarto di secolo: «Perché il sindaco deve essere sindaco e basta – dichiara -. Io fino ad oggi avevo impegni professionali gravosi e Trani non può essere amministrata part time: l’impegno deve essere assorbente, perché amministrare Trani significa anche stare a Bari, a Roma, a Bruxelles per trovare le risorse con ridare sviluppo a questa città».
Il programma di Ugo Operamolla si basa, al momento, su una piattaforma di quattro macro punti: legalità e trasparenza; lavoro e sviluppo; vivibilità ed ospitalità; orgoglio del passato e programmazione del futuro. E nell’incalzare delle domande collegate prendono vigore anche le risposte: «Non possiamo gestire Trani come un parco divertimenti. Anche a Trani ci sono tanti ristoranti, e sono pure pieni. Ma questo non significa che vi sia il benessere. E chi pensa che debba fiorire il benessere individuale nel deserto collettivo sbaglia di grosso. Noi puntiamo all’esatto contrario, e su questa linea saremo intransigenti con chiunque».
Alla base dei progetti, un inevitabile giudizio critico sull’amministrazione in carica: «Vedo che si compiace di certe realizzazioni – dice Operamolla -, ma se le piste ciclabili, le piazze e le aree pedonali servono per riempire il tempo di cittadini senza lavoro non va bene. Noi dobbiamo, invece, lavorare per lo sviluppo. Amet, per esempio, deve tornare a produrre energia, come aveva fatto nascendo, portando ricchezza alla città. E non possiamo neanche gestire Trani come un parco divertimenti. Anche qui ci sono tanti ristoranti, e sono pure pieni, ma questo non significa che vi sia il benessere. E chi pensa che debba fiorire il benessere individuale nel deserto collettivo sbaglia di grosso».
Sul fronte delle economico interno, l’avvocato appare preoccupato, ma non pessimista. «La vera emergenza del Comune di Trani – spiega – è lo stato delle finanze. Sto accuratamente studiando un libro sul dissesto finanziario, ma degli strumenti, se permettete, non parlo perché il governo che sta nascendo ci impone prudenza su tutto. Sicuramente servono strumenti innovativi anche a livello locale. Contenere la spesa e non gravare sulle tasche dei cittadini? Certo, ma intanto che cosa si fa per le entrate? Il nostro patrimonio deve dare frutti e solo dopo ci porremo il problema delle spese. La discontinuità sta anche in questo: prevedere una spesa sulla base di quello che si può spendere, non in maniera sprovveduta. Buchi nel bilancio? In questo momento non abbiamo dati certi, ma una precisa sensazione che siamo in crisi. Ma con la determinazione che vogliamo metterci, renderemo questo problema meno gravoso di quello che appare».
Sul capitolo trasparenza, Operamolla apre a tutto quello che possa avvicinare i cittadini alla gestione della cosa pubblica. Per esempio, «garantiremo la diretta dei consigli comunali su radio e tv, altrimenti dove sarebbe la trasparenza? È giusto che la comunità segua, se ha interesse, l’intera azione amministrativa. Sicuramente, ogni cosa che farò sarà quotidianamente visibile ed accertabile. Mai nascondere nulla, mai fare nulla sotto banco».