«Ci sono dei momenti in cui non ci si può rassegnare all'andazzo delle cose, alla legge del più forte: bisogna trovare il coraggio di esporsi e denunciare». Questo, fra le altre cose, dichiara Nino Di Matteo a Loris Mazzetti, spiegando in questo modo la sua decisione di rompere un silenzio che per tutta la durata della sua carriera di pm antimafia lo ha tenuto lontano dai microfoni e dai riflettori.
Questa sera Di Matteo e Mazzetti saranno alla Lega navale di Trani per presntare «Assedio», il volume edito Mondadori che ci presenta il sostituto della Procura distrettuale antimafia di Palermo in un'intervista che si delinea piuttosto come un dialogo, un accorato sforzo di capire come e perché la riforma costituzionale della Giustizia, la «legge bavaglio», il processo breve metterebbero a rischio la democrazia.
Di Matteo arriva fino al cuore del problema per indicare come bloccare questa tendenza. Con il coraggio che lo ha contraddistinto in questi anni smaschera le false motivazioni, le ipocrisie e le demagogie nascoste dietro la riforma, e ne svela gli inquietanti parallelismi con il Piano di rinascita democratica della P2.
Non solo. Di Matteo parla anche delle indagini sulla "trattativa" tra Stato e mafia, sulla strage di via D'Amelio e su personaggi discussi e discutibili che ancora oggi tengono in mano le redini del potere, dopo le rivelazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza. Il tutto con lo sguardo rivolto al suo grande maestro di lotta antimafia e di coraggio: il giudice Paolo Borsellino.
Per il suo intervistatore, Loris Mazzetti, è invece un gradito ritorno a Trani. Capostruttura di Rai 3 e autore della trasmissione “Vieni via con me” condotta da Fabio Fazio e Roberto Saviano, Mazzetti era già stato ospite, la scorsa estate de «Il giullare», al centro Jobel. Peraltro, ha fatto molto discutere la sua sospensione per dieci giorni dalla Rai dopo avere pubblicato un articolo, su “Il fatto quotidiano”, nel quale denunciava i mancati introiti derivanti dal non mettere in onda alcuni programmi come “Ballarò” ed “Anno zero” in campagna elettorale.
