L’Italia dal 2007 fa parte del Gruppo di Stati contro la Corruzione (GRECO) ed, in virtù di tale adesione, è stata sottoposta, nel 2009, in un rapporto all’uopo redatto, ad una valutazione dalla quale emerge che, malgrado la determinata volontà della magistratura inquirente e giudicante di combatterla, la corruzione e' percepita in Italia come fenomeno consueto e diffuso, che interessa numerosi settori di attività: l’urbanistica, lo smaltimento rifiuti, gli appalti pubblici, la sanità e la pubblica amministrazione.
Il rapporto rivolge all’Italia ventidue raccomandazioni suddivise tra il settore della repressione e quello della prevenzione della corruzione, ritenendo che la lotta alla corruzione deve diventare una questione di cultura e non solo di rispetto delle leggi.
Il 27 maggio 2011 è stato redatto dal GRECO un successivo rapporto per verificare la conformità dell’Italia alle ventidue raccomandazioni ed è stato rilevato il basso livello di interventi sulle questioni raccomandate e rimarcato il fatto che l’Italia non ha ancora aderito ad alcuno degli strumenti consigliati dal Consiglio d’Europa in materia di lotta contro la corruzione (vale a dire la Convenzione penale sulla corruzione e il suo protocollo addizionale, come pure la Convenzione civile sulla corruzione).
Il GRECO lamenta poi che finora certe questioni abbiano ricevuto un’attenzione insufficiente o nulla, come l’adozione di un codice di condotta per i membri del governo, la previsione dei conflitti d’interessi, la protezione degli informatori e il rafforzamento delle disposizioni di lotta contro la corruzione nel settore privato. Il rapporto conclude con un forte messaggio per una tolleranza zero riguardo le impunità in materia di corruzione impiegando misure concrete e risolute.
Se l’entita' monetizzata della corruzione annuale in Italia e' stata correttamente stimata in 60 miliardi di euro dal SAeT del Dipartimento della Funzione Pubblica (cfr. relazione 2008 Trasparency; relazione al Parlamento n. XXVII n. 6 in data 2 marzo 2009 del Ministro per la Pubblica Amministrazione), rispetto a quanto rilevato dalla Commissione EU l’Italia deterrebbe il 50% dell’intero giro economico della corruzione in Europa.
Una riflessione che non può non essere considerata a livello territoriale dove la lotta alla corruzione deve essere intesa in senso lato investendo ogni anomalia che porta il sistema fuori dai binari della legalità.
Una lotta che non può essere affidata solo alla magistratura come strumento a posteriori bensì deve essere intrapresa come attività a priori dai dirigenti dei partiti nella scelta dei candidati anche per le elezioni amministrative.
Alleanza per l’Italia Trani
Avv. Alessandro Moscatelli
