Dall’indagine conclusa al sequestro dell’immobile. Si complica il quadro che vede i vertici della diocesi di Trani al centro dell’interesse dei vicini di casa della Procura della Repubblica presso il tribunale. Il caso è quello della compravendita di palazzo Broquier, in via Beltrani, i cui nuovi sviluppi riguardano i sigilli all’immobile posti ieri dalla Guardia di finanza. Peraltro, il sequestro preventivo (disposto dal Gip Roberto Oliveri Del Castillo su richiesta del pm Antonio Savasta) pare legato non tanto al contenzioso sull’immobile fra Curia e famiglia Cirillo Farrusi, quanto piuttosto a presunte violazioni edilizie per alcuni lavori interni (svellimento di pavimenti ed opere in muratura) che, secondo l’accusa, sarebbero stati eseguiti senza le complete autorizzazioni dell’Ufficio tecnico comunale ed in assenza del parere della Sopraintendenza, necessari perché riguardanti un palazzo storico e, come tale, soggetto a vincoli.
La diocesi aveva fatto eseguire i lavori per favorire l’alloggio in quegli appartamenti (adiacenti l’arcivescovado) di alcuni sacerdoti che da ieri, dunque, sono stati costretti a trovare un’altra dimora. Tali opere sarebbero state “rilevate” lo scorso 23 dicembre al termine di un sopralluogo, compiuto da Utc e Polizia locale, che si ipotizza fosse stato richiesto proprio dai vecchi proprietari dell’immobile, il cui obiettivo è la conservazione dello stato dei luoghi nell’attesa della definizione del giudizio. Infatti, il sequestro è arrivato prima ancora della conclusione dell’incidente probatorio mirato ad accertare l’accusa di usura reale scaturita dalla denuncia Cirillo Farrusi contro la Curia, presunta rea di avere acquistato un’ala dello storico palazzo a metà prezzo rispetto a quello di mercato (tre milioni anziché i sei rivendicati dagli ex proprietari), approfittando dello stato di bisogono di liquidità da parte dei venditori.
