Il recupero del peschereccio affondato a Capodanno nel porto di Trani ci costa, per il momento, 12mila euro. Questa è la somma che il dirigente della sesta ripartizione, Antonio Modugno, ha dovuto impegnare in favore della “Nuova oceanus orca” per le operazioni di aggancio e rimozione del natante affondato la notte di San Silvestro mentre era regolarmente ormeggiato al pontile “Piccola pesca”, situato nella banchina “La conca”.
Il comandante della Polizia locale si riserva di attivare nei confronti del proprietario dell’imbarcazione affondata le opportune azioni di rivalsa, ma nel frattempo è la collettività che ha dovuto fare fronte alle spese di recupero, giacché, come si legge in determina, il signor A.M. dava atto dell’impossibilità di procedere egli stesso al recupero adducendo gravi difficoltà economiche».
Come il naufragio della Costa Concordia insegna, nessun relitto può restare a lungo in uno specchio d’acqua a ridosso del litorale e, a maggior ragione, in un porto: anche qui vi era il rischio concreto di arrecare ostacolo alla navigazione e, inoltre, di disperdere carburante in mare determinando un grave danno ambientale.
Per questo motivo al proprietario dell’imbarcazione era stato intimato di badare alla rimozione del natante entro cinque giorni. Non potendo assolvere al compito, per i predetti motivi economici, per il momento è il Comune a sobbarcarsi le spese, riservandosi però «ogni azione amministrativa a tutela del diritto di rivalersi nei confronti del proprietario dell’imbarcazione affondata». Si arriverà all’azione legale o vi sarà… concordia?
