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«Trani 2012», c'è da fidarsi?

A poco più di due mesi dal voto vero, quello che determinerà il successore di Pinuccio Tarantini e l’elezione del nuovo consiglio comunale, eccoci alla vigilia di una consultazione insolitamente ancora più “vera”: le primarie del centrodestra.

Inedite certamente, perché finora la percezione comune era che questo tipo di elezioni eliminatorie fossero esclusivo appannaggio dell’altra parte politica. Invece, e soprattutto a Trani, si è verificato un fenomeno quasi paradossalmente opposto.

Infatti, come è noto, ad ottobre il centrosinistra ha sì celebrato le primarie, ma soprattutto per legittimare con oltre duemila voti il peso politico di Fabrizio Ferrante ad essere il candidato, eventualmente, di tutto lo schieramento. Quasi certamente, per giungere a tale risultato, Ferrante avrà pescato anche da ambienti esterni al Pd e partiti della sua coalizione, ma ancora non è riuscito nell’intento di essere il candidato unico di quella parte politica, giacché Ugo Operamolla a sua volta ha rilanciato prepotentemente la sua aspirazione a guidare la città, di fatto ufficializzando una doppia chance nel centrosinistra senza che alcuno abbia fatto il passo indietro in favore dell’altro.

Nel centrodestra, invece, fino a quando non si è ufficializzato il contrario, eravamo davvero convinti che le primarie non si sarebbero mai celebrate. I fatti ci hanno smentito, ma queste primarie, paradossalmente, potrebbero dividere anziché unire.

Il fatto che si sia giunti a questo appuntamento di fine febbraio a palazzo San Giorgio fa capire che nella coalizione di governo uscente non solo non vi è stata la possibilità di chiudere accordi in favore di un’unica candidatura, ma che questo dualismo potrebbe proseguire anche dopo l’esito del voto, rendendo per nulla scontata l’applicazione del principio che il perdente delle primarie sostenga il vincitore.

Lo dimostra il tenore della campagna elettorale che Peppino Di Marzio e Gigi Riserbato stanno portando avanti: massima reciproca correttezza, ma anche un gran dispendio di energie e risorse economiche. In questi giorni gli impianti pubblicitari della città sono quasi tutti occupati dai loro manifesti, segno che queste, più che primarie, paiono elezioni vere che, se di certo non esprimeranno il sindaco, altrettanto certamente chiariranno quale sarà il dopo Tarantini, e con chi.

Per questo la città attende con grande interesse l’esito di questa consultazione, e di conseguenza il duello fra i due contendenti sarà una corsa all’ultimo voto, un testa a testa nel quale non sarà importante il numero dei votanti come nel caso di Ferrante, ma semplicemente chi ne porta più a casa. Facile pronosticare che anche i due candidati del centrodestra attingeranno a piene mani da ambienti elettorali esterni al loro schieramento, avvicinando viepiù questo appuntamento a quello elettorale vero e proprio.

In altre parole, di primarie vi è molto poco oggi e vi sarà ancora meno domani. Titolare il giornale “Fuori i secondi” significa intuire, da parte nostra, che dal 27 febbraio nulla sarà come prima e che gli scenari cambieranno totalmente, forse anche chiamando in causa soggetti politici che, al momento, ma soprattutto a parole, sono collocati altrove.

Non si deve dimenticare che il consiglio comunale che s’insedierà sarà formato di soli 32 consiglieri contro i 40 attuali, così che avremo una maggioranza di 20 (contro i 28 attuali) ed una minoranza immutata, sempre di 12 eletti, così che la forbice fra i due schieramenti si dimezza tanto quanto la stabilità: basterà che quattro consiglieri migrino da una parte all’altra e già si potrebbe tornare alle urne.

In definitiva, attendiamo le primarie del centrodestra con interesse per l’esito del testa a testa Di Marzio-Riserbato, ma temiamo che dal 27 febbraio, inesorabilmente, il quadro politico possa uscirne più disgregato di quanto già non lo sia. Infatti, mentre il centrosinistra ha due candidati sindaco con altrettante mini coalizioni, il centrodestra ne avrà uno sì, ma di fatto senza una vera grande alleanza di partiti al suo sostegno. Senza dimenticare che Mimmo Triminì guida a sua volta uno schieramento centrista formato da almeno quattro sigle e che Domenico Briguglio sarà candidato sindaco in ogni caso con l’Udeur.

Riepilogando, primarie anomale da una parte, primarie esasperate dall’altra, almeno cinque candidati sindaco, un numero imprecisato di liste, appena trentadue consiglieri da eleggersi e tanta bagarre che si nota sin da ora sia in superficie, sia sotto traccia.

La Trani di domani sta nascendo in un clima politico già teso, che denota l’interesse di tanti a restare a galla, di molti altri a soppiantarli, e da entrambe le parti la tendenza a non lesinare alcuno sforzo pur di raggiungere l’obiettivo. In questo clima, che non ci entusiasma, si è parlato ancora troppo poco di programmi.

A prescindere di come si vogliano commentare i risultati del suo doppio mandato, Pinuccio Tarantini emerge già da oggi come il sindaco garante, almeno, di una stabilità che nel consiglio comunale di domani diventa difficile intravedere. Fiato alle trombe delle primarie, quindi, ma poi, dopo il voto vero, la futura amministrazione di Trani potrebbe avere il fiato corto.

Nico Aurora

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