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Triduo pasquale a Trani e la liturgia, questa sconosciuta. Istruzioni per l'uso per chi crede che ci siano solo le processioni

Le norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico affermano che «il sacro Triduo pasquale della Passione e Risurrezione del Signore risplende come il culmine di tutto l’anno liturgico. Quindi la solennità della Pasqua ha nell’anno liturgico la stessa alta dignità che la domenica ha nella settimana» (n. 18).

Con l’avvicinarsi del Triduo pasquale, la Commissione Liturgica Diocesana pone all’attenzione di tutti, in modo particolare dei presbiteri, il documento della Congregazione per il Culto divino “Paschalis sollemnitatis”.* Tale documento, di straordinaria ricchezza, scandisce l’importanza del Mistero Pasquale, alveo sorgivo della fede cristiana. Nel corso della storia, la Chiesa, ha voluto far precedere questo evento celebrativo da un periodo di preparazione, la “Quaresima”, seguito da un tempo prolungato di gioia, il “Tempo Pasquale”.

Significativa ed eloquente risuona ancora oggi la riflessione del Servo di Dio Papa Paolo VI: «Se v’è liturgia, che dovrebbe trovarci tutti compresi, attenti, solleciti e uniti per una partecipazione quanto mai degna, pia e amorosa, questa è quella della grande settimana. Per una ragione chiara e profonda: il mistero pasquale, che trova nella Settimana Santa la sua più alta e commossa celebrazione, non è semplicemente un momento dell’anno liturgico; esso è la sorgente di tutte le altre celebrazioni dell’anno liturgico stesso, perché tutte si riferiscono al mistero della nostra redenzione, cioè al mistero pasquale» («Discorso del mercoledì», in Encicliche e Discorsi, Edizioni Paoline, Roma 1966, vol. IX, p. 368).

Pertanto, di seguito riportiamo alcuni numeri del documento della Congregazione per non svilire le celebrazioni della grande settimana, chiamata “santa”.

Giovedì santo:

«La lavanda dei piedi, che per tradizione viene fatta in questo giorno ad alcuni uomini scelti, sta a significare il servizio e la carità di Cristo, che venne «non per essere servito, ma per servire». È bene che questa tradizione venga conservata e spiegata nel suo significato proprio» (n. 51).

«Il Sacramento venga custodito in un tabernacolo chiuso. Non si può mai fare l’esposizione con l’ostensorio. Il tabernacolo o custodia non deve avere la forma di un sepolcro. Si eviti il termine stesso di "sepolcro": infatti la cappella della reposizione viene allestita non per rappresentare "la sepoltura del Signore", ma per custodire il pane eucaristico per la comunione, che verrà distribuita il venerdì nella passione del Signore» (n. 55).

«Dopo la mezzanotte si faccia l’adorazione senza solennità, dal momento che ha già avuto inizio il giorno della passione del Signore» (n. 56).

Sabato santo:

«I fedeli siano istruiti sulla natura particolare del Sabato Santo. Le consuetudini e tradizioni di festa collegate con questo giorno per la celebrazione pasquale una volta anticipata al Sabato Santo, si riservino per la notte e il giorno di pasqua» (n. 76).

Veglia pasquale nella notte santa:

«Per antichissima tradizione questa notte è «in onore del Signore» e la veglia che in essa si celebra commemorando la notte santa in cui Cristo è risorto è considerata come «madre di tutte le sante veglie». In questa veglia infatti la Chiesa rimane in attesa della risurrezione del Signore e la celebra con i sacramenti dell’iniziazione cristiana» (n. 77).

«“L’intera celebrazione della Veglia pasquale si svolge di notte; essa quindi deve o cominciare dopo l’inizio della notte o terminare prima dell’alba della domenica”. Tale regola è di stretta interpretazione. Gli abusi e le consuetudini contrarie, che talvolta si verificano, così da anticipare l’ora della celebrazione della Veglia pasquale nelle ore in cui di solito si celebrano le Messe prefestive della domenica, non possono essere ammessi. Le motivazioni addotte da alcuni per anticipare la Veglia pasquale, come ad es. l’insicurezza pubblica, non sono fatte valere nel caso della notte di natale o per altri convegni che si svolgono di notte» (n. 78).

Inoltre, ricordiamo che la Messa esequiale è proibita nel Triduo Pasquale (cfr. Rito delle esequie, Premesse generali n. 6).

Con l’augurio che ciascuno, attraverso queste sagge indicazioni della Chiesa, prosegua nella scoperta delle immense ricchezze del mistero pasquale che la liturgia propone per ritus et preces!

Il direttore della Commissione Liturgia e Musica Sacra - don Mauro Dibenedetto


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