Da questo sabato, 21 aprile, scatta il divieto perentorio di rendere pubblici o, comunque, di diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici degli elettori, anche se i sondaggi siano stati realizzati in un periodo precedente a quello in cui vige il divieto. Si tratta di una delle prescrizioni più importanti per garantire la correttezza della campagna elettorale in una Trani che, peraltro, in questa marcia di avvicinamento al voto del 6 e 7 maggio sta toccando con mano il rigore con cui le forze dell’ordine stanno affrontando il problema più spinoso di sempre, vale a dire «manifesto selvaggio».
Infatti, si stanno notificando agli interessati le sanzioni di Polizia di Stato e Polizia locale per le affissioni irregolari di manifesti della propaganda elettorale. I provvedimenti, nel frattempo, sono stati trasmessi al Prefetto di Barletta-Andria-Trani, Carlo Sessa, cui spetterà il compito di stabilire l’importo delle somme da versare (le violazioni sull’affissione elettorale prevedono la sanzione amministrativa da un minimo di 103 ad un massimo 1032 euro) ed i tempi per i pagamenti, che potrebbero andare da un minimo di trenta ad un massimo di sessanta giorni.
In questo momento, peraltro, non vi sarebbero all’orizzonte nuove maxi sanatorie in vista, ma bisogna anche ricordare che un condono delle affissioni politiche abusive era stato approvato tra le polemiche nel 2008, e poi fu prorogato puntando a fare slittare quanto più possibile in avanti la sanatoria e dare “respiro” ai responsabili della propaganda fuori legge. Non sappiamo davvero se tiri aria di colpo di spugna anche questa volta, ma la sola incertezza ha bloccato la maggior parte dei candidati dal porre in essere comportamenti disinvolti dei quali potrebbero rispondere patrimonialmente in prima persona.
Ma non di solo «manifesto selvaggio» vivono le prescrizioni di una campagna elettorale così difficile e delicata come quella in corso. Lo scorso 13 aprile, pertanto, il dirigente del Commissariato di polizia, Aurelio Montaruli, ha incontrato i segretari politici e sottoscritto con loro il verbale relativo agli accordi per la propaganda.
Nel corso della riunione è stata richiamata l’attenzione, ovviamente, «sulla necessità affinché sia scrupolosamente osservata la normativa che disciplina l’attività di propaganda elettorale – ha spiegato Montaruli – e perché il confronto politico si svolga in un clima di serena e civile dialettica democratica». In particolare, è stato rivolto l’invito ad affiggere i manifesti di propaganda elettorale «solo ed esclusivamente negli appositi spazi assegnati a tal fine dalla giunta municipale di Trani – ha posto in risalto il dirigente -, onde porre un argine al dilagante fenomeno della indiscriminata e selvaggia affissione di manifesti registrata nei giorni scorsi». E tale direttiva sembra avere sortito effetti abbastanza positivi, perché l’incedere dell’affissione selvaggia pare essere regredito in misura significativa proprio da quel 13 aprile.
Ricordiamo, più nel dettaglio, che l’affissione del materiale dì propaganda elettorale è consentita esclusivamente negli appositi spazi a ciò destinati. È fatto divieto di scambio e cessione delle sezioni di spazio tra le varie liste ed i vari candidati. Non è consentita l’affissione del materiale di propaganda elettorale nelle vetrine dei negozi, su porte, saracinesche, portoni, chioschi, capanni, palizzate, infissi delle finestre e dei balconi, alberi, pali. A Trani qualcuno aveva affisso drappi sulle barche: vietati anche quelli. L’affissione del materiale di propaganda elettorale è da ritenersi indebita qualora avvenga in posti differenti dagli appositi spazi, oppure negli spazi stessi da parte di coloro che non vi abbiano titolo.
Nelle precedenti consultazioni, da parte di alcuni partiti e movimenti politici, si era diffuso l’uso di avvalersi, nel corso di manifestazioni in luogo pubblico, di proiezioni cinematografiche o mezzi di comunicazione audiovisivi: la Polizia ha precisato che gli organizzatori dì proiezioni cinematografiche in luogo pubblica sono tenuti a munirsi della licenza del Comune.
Ma le forze dell’ordine stanno monitorando e valutando altri fenomeni che, a quanto pare, rappresenterebbero un modo furbesco di aggirare l’ostacolo. Per esempio, la legge prescrive espressamente il divieto di propaganda elettorale luminosa o a mezzo di striscioni, drappi, getto o lancio di volantini. È consentita, invece, la sola distribuzione di volantini, stampati, o materiale di propaganda elettorale in genere ai passanti ed a coloro che partecipano ad una manifestazione.
Molto interessante appare il capitolo dedicato ai comitati elettorali. L’accordo comunemente sottoscritto consente solo l’indicazione del comitato e l’insegna del partito. Non è invece ammessa l’esposizione all’esterno di manifesti dei candidati in forma fissa o in spazio pubblico. In particolare, vi sono due prescrizioni cui attenersi: le sedi dei comitati elettorali, sostenitori dei partiti o gruppi politici presenti nella campagna elettorale, sono equiparate alle sedi dei partiti; i manifesti di propaganda elettorale possono essere affissi solo all’interno delle sedi dei partiti e dei comitati. Pertanto, costituisce illecito il manifesto affisso sulla vetrina verso l’esterno; di contro, non costituisce illecito il manifesto affisso all’interno del locale e visibile all’esterno attraverso la vetrina.
Non meno importanti i chiarimenti sui gazebo. Ferma restando la disciplina dell’occupazione di spazio pubblico, le forze dell’ordine ritengono che possa essere consentita l’utilizzazione dei gazebo per un più agevole esercizio delle forme di propaganda consentite dalla legge quali, ad esempio, la distribuzione di volantini o altro materiale di propaganda, ma solo a determinate condizioni. La prima, non devono presentare raffigurazioni, fotografie, simboli, diciture o colori che direttamente o indirettamente richiamino formazioni politiche o candidati. La seconda, non devono essere affissi drappi, striscioni, manifesti e quant’altro sia riconducibile a forme di propaganda elettorale a carattere fisso. Infine, e soprattutto, all’interno e all’esterno di tali strutture è consentito esporre bandiere, allorquando le stesse servano esclusivamente ad identificare la titolarità del gazebo medesimo.
Da ultimo, va posta in risalto la forte restrizione del campo per quanto riguarda le piazze dei comizi: sono disponibili soltanto piazza della Repubblica (due palchi) e piazza Libertà (un palco), senza interferire con gli orari del culto nella confinante chiesa di San Francesco. Bandite piazza Plebiscito e piazza Teatro, mentre in piazza Gradenigo e piazza Albanese si potranno tenere manifestazioni con spettacoli collegati.
Concludiamo con i comizi dell’ultimo giorno della campagna elettorale, venerdì 4 maggio. Così in piazza Libertà: 20.45-21.45, Fabrizio Ferrante; 21.45-22-45, Paolo Nugnes; 22.45-24, Ugo Operamolla. Così in piazza della Repubblica: 20.45-21.45, Domenico Triminì; 21.45-22.45, Domenico Briguglio; 22.45-24, Luigi Riserbato.