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«Idapro», nuove grane

Sessantotto persone indagate in Puglia tra imprenditori, veterinari e responsabili di alcuni mattatoi, al termine di tre anni di indagini condotte dal Corpo forestale dello Stato e coordinate dalla Procura di Trani, che hanno rivelato una serie di gravi illeciti nei cicli produttivi legati alla trasformazione (da parte dell’azienda Idapro, sita a Trani, e di un’altra, sita ad Andria) dei sottoprodotti di origine animale (Soa) ed alla commercializzazione delle materie prime derivanti (fertilizzanti e mangimi)., con un giro illegale d'affari che, nel periodo tra maggio e ottobre 2009, avrebbe fruttato un guadagno pari a 3.300.000 euro. Il Corpo forestale dello Stato (Comando provinciale di Bari, Nipaf di Lecce, Comando stazione di Ruvo di Puglia) ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari ai 68 indagati.

L'ipotesi contestata è quella di associazione a delinquere finalizzata al compimento di diversi reati che vanno dall'attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti al falso ideologico, dalla frode in commercio alla truffa aggravata con emissione di fatture a fronte di operazioni inesistenti oltre al reato di omissione in atti d'ufficio a carico di numerosi veterinari ufficiali in servizio presso vari macelli.

I sottoprodotti di origine animale si dividono in due categorie di cui una, a basso rischio infettivo, è composta da scarti derivanti dalla lavorazione delle carni dopo la macellazione e l'altra, ad alto rischio infettivo, è costituita dalle carcasse di animali di ogni specie morti per cause diverse dalla macellazione, unitamente ai cosiddetti materiali specifici a rischio, costituiti da tessuti e parti anatomiche delle specie ruminanti. La legge consente solamente l'utilizzo della prima categoria per la produzione di grasso fuso come elemento di base per i mangimi destinati ai polli e di farine animali destinate alla produzione di pet-food o di fertilizzanti. Per i Soa ad alto rischio infettivo è prevista la sola eliminazione benché da questi si ricavino, sia grasso che farine da destinarsi esclusivamente allo smaltimento. È essenziale, quindi, l'asettica separazione delle linee di gestione e trasformazione delle due categorie, mediante l'utilizzo di mezzi ed impianti di trasformazione ben distinti nell'uno e nell'altro caso.

L'organizzazione finita sotto inchiesta, invece, mirando al maggior risparmio possibile sui costi di gestione e trasporto dei materiali e al più elevato guadagno seppure illecito non solo non rispettava tali norme ma preparava tutta una serie di false documentazioni atte a dimostrare il contrario. I Soa di entrambe le categorie confluivano in impianti comuni, con notevoli rischi per la salute e umana e per l'ambiente.

Uno dei due stabilimenti, quello di Trani, era già stato sottoposto a sequestro nel 2010 in seguito a un provvedimento cautelare disposto dalla Procura della Repubblica locale, dopo che i Forestali avevano accertato che l'azienda operava in assenza sia delle autorizzazioni ambientali che di quelle relative ai processi di trasformazione dei Soa, e alla produzione e al commercio di farine di carne e ossa e grassi colati, oltre ad effettuare un'attività illecita di recupero di oli vegetali esausti.

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