Con l’avvento dell’età digitale che ha globalizzato il mondo negli ultimi decenni, la rivoluzione tecnologica ha modificato il rapporto del’uomo con l’ambiente, con il prossimo, con il lavoro e con il bisogno di senso che si fa sempre più diffuso. Ai «Dialoghi di Trani», dopo i saluti di rito delle autorità, è salito in cattedra il filosofo, nonché professore di antropologia culturale all’università Ca’ Foscari di Venezia, Umberto Galimberti, dialogando con il giornalista Pietro Del Soldà.
Galimberti, che concentra da alcuni anni le sue riflessioni sulle trasformazioni dell’uomo nell’età della tecnica, ha evidenziato che «la tecnica è la forma di razionalità più alta raggiunta. L’uomo è convinto di avere la tecnica nelle proprie mani, ma non è così. Con le bombe atomiche che possediamo possiamo distruggere la terra per 10000 volte, però si continua a perfezionarla».
E i “cambiamenti”? Galimberti come legge quelli che ci hanno portato alla società odierna? «Forse con il collasso del cristianesimo – dice -, c’è stato un collasso dei valori, valori che non rinascono. Oggi, si è tutti contro tutti. Non si collabora, ma si compete. Ognuno misura la sua identità in base alla propria carriera. I bambini si da piccoli sono super impegnati, e non hanno tempo per annoiarsi. La noia, invece, stimola la fantasia del bambino».
Il professor Galimberti, infine, ha ricordato che la relazione tra gli uomini accusa un progressivo spostamento dell’identità sul piano della funzionalità. Continua facendo riferimento alla scuola e ai suoi insegnanti che dovrebbero stimolare i ragazzi a vivere i veri valori».
Ottavia Digiaro (foto di Antonello Pappalettera)
