Ospite di Fabio Fazio nella puntata di ieri di «Che tempo che fa», Roberto Saviano è partito dalla vicenda dell'assessore lombardo Domenico Zambetti per descrivere nel suo monologo il sistema di potere costruito dalla 'ndrangheta nel Nord Italia e nel resto della penisola.
Da lì, puntando a dimostrare quanto la mancanza dei contenuti della politica sia il terreno fertile su cui la criminalità costruisce la corruzione, Saviano ha terminato i venticinque minuti di intervento citando, tutto d’un fiato, i duecentodieci consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose dal 1991 ad oggi. Fra questi, anche Trani.
Sindaco dell’epoca era il vice sindaco di oggi, Peppino Di Marzio, che su questa vicenda non manca mai di difendere con forza l’immagine della città e rilanciare al mittente con altrettanta decisione ogni ulteriore illazione. «I fatti – chiarisce Di Marzio -, nella loro evoluzione processuale, ci dicono che quel decreto scellerato, richiesto dall’allora prefetto Catenacci e firmato dall’allora ministro dell’interno Mancino, non ha trovato alcun riscontro. Tutti i processi penali e civili nati da quel provvedimento si sono conclusi con un nulla di fatto, escludendo collusioni di alcun tipo. Piuttosto, da lì Trani avrebbe subito un danno sia d’immagine, sia, soprattutto, economico perché prima fu tagliata fuori da importanti finanziamenti, poi dovette pagare lautamente le parcelle degli avvocati che difesero gli amministratori dell’epoca: miliardi di lire buttati via per un improvvido decreto di scioglimento promosso da un prefetto che, poi, sappiamo tutti com’è andato a finire».
