Per la prima volta, dopo cinque anni, il Comune di Trani non ha previsto alcun cofinanziamento per ottenere dalla Regione Puglia la premialità che avrebbe considerevolmente aumentato il budget a disposizione dei richiedenti in “fitto casa”.
Il motivo ufficiale è legato alla somma da impegnare, apparentemente troppo alta, e, quindi, dichiarata non disponibile: «Avevamo l’obbligo di destinare al cofinanziamento 116mila euro – spiega l’assessore al ramo, Rosa Uva -, ma non avevamo tutti quei soldi e neanche avremmo potuto attingerli dal fondo di riserva».
In termini concreti, lo scorso anno, da Bari, giunsero 875mila euro e bastò aggiungervi una somma pari al 5 per cento (43mila euro) per arrivare, con la premialità, a quasi un milione in totale.
Quest’anno, invece, dalla Regione sono arrivati 583mila euro (che pure è una somma di buona consistenza, tenendo conto del fatto che, ad Andria e Barletta, sono stati assegnati rispettivamente 439.725 e 746.039 euro), ma per ottenere la premialità era necessario accostarvi un cofinanziamento di almeno 116mila euro, giacché la percentuale minima prevista per legge, da quest’anno, è del 20 per cento.
Se il Comune avesse impegnato quella somma aggiuntiva, con la premialità regionale si sarebbe innalzata a 312mila euro. In totale, quindi, Trani avrebbe messo sul piatto dei cittadini (che hanno richiesto un sostegno alle locazioni per il 2011), una somma vicinissima ai 900mila euro.
Invece, avendo rinunciato al cofinanziamento, resta una torta di 583mila euro da dividere fra 1563 aventi diritto, secondo quanto si è definito dalle graduatorie.
Dividendo equamente fra i destinatari, quindi, quest’anno toccherebbero loro 373 euro a testa, mentre lo scorso anno (gli aventi diritto furono 2019) si arrivò a 513. In altre parole, 140 euro in meno pro capite di contributi sulle locazioni.
In compenso, sui sussidi sociali si è toccata quota 56mila euro in poco meno di tre mesi, una somma appena inferiore alla metà del cofinanziamento sfumato. Tali soldi sono stati spalmati fra centinaia di cittadini dichiarati in stato di indigenza, con medie oscillanti intorno ai cento euro a testa. E molti di quelli sono, allo stesso tempo, i destinatari del fitto casa.
In altre parole, si è fatta una sorta di partita di giro che l’assessore spiega così: «Il bisogno impellente di liquidità in tantissime famiglie tranesi è inimmaginabile. L’indigenza è dilagante, ma le utenze da pagare non aspettano. Attraverso i sussidi, tutti motivati perché assegnati sulla base di schede che comprovano lo stato di disagio dei destinatari, le famiglie riescono in qualche modo a tamponare un problema, quantunque ci rendiamo conto che questa non sia la soluzione definitiva. Le stesse famiglie – prosegue Uva -, nel passato, hanno penato non poco per attendere i soldi del fitto casa e, quindi, credo accettino di buon grado un contributo inferiore sì, ma affiancato da altre piccole somme che risolvano i problemi contingenti.
In altre parole, sembra si sia operata una scelta di campo ben chiara: meglio avere a disposizione un tesoretto per risolvere i bisogni impellenti, anziché programmare un investimento in un determinato settore dei servizi sociali.
Avendo rinunciato al cofinanziamento, però, il prossimo anno Trani rischia di ricevere dalla Regione un finanziamento minore, in quanto la scelta operata in questa gestione renderebbe la città meno virtuosa di quanto non sia stata finora.
