Il circolo (H)astarci organizza, in collaborazione con il comitato territoriale di Bari, per stimolare il dibattito sui diritti dei migranti. L'iniziativa nasce dalla volontà del comitato di Bari di costruire e ampliare sempre più uno spazio unitario nel quale possano incontrarsi e avere maggiore visibilità tutte le azioni e le lotte che quotidianamente realizzano nel mondo le organizzazioni degli e delle immigrati/e e di chi li sostiene.
L'iniziativa prevede: una mostra composta da fotografie e quadri realizzati in occasione delle iniziative della Giornata del Rifugiato (dipinti realizzati dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bari sul tema dell’Asilo e fotografie scattate anche dai rifugiati stessi, nell’ambito dell’iniziativa “chiamata alle arti”); la proiezione di alcuni spezzoni del film “LIBERA TUTTI” (http://arcisankara.blogspot.it/20 11/11/dfdfsdfsd.html) soggetto e script a cura del Laboratorio per video-maker Spunti di vista del Circolo Arci Thomas Sankara di Messina. Abbiamo scelto di proiettare due storie: “Parafrasi” e “La casa dei rom”.
PARAFRASI, racconta la storia di Sefora, cittadina italiana di 22 anni nata da genitori serbi. Racconta il bilinguismo, la prima conquista dell’infanzia: la piena comprensione della lingua, il disconoscimento, da parte dello stato, dei bisogni delle seconde generazioni, l’incomprensibile burocrazia italiana, il difficile percorso per diventare cittadina italiana, gli ostacoli al diritto di voto, la sensazione di essere trattata come una cittadina con diritti limitati. Descrive anche, il difficile rapporto con la scuola degli adolescenti arrivati in Italia con il ricongiungimento familiare, la situazione disastrosa di una ragazza filippina da tre mesi in Italia alle prese con una parafrasi di “la vergine cuccia” di Parini. È messo in immagini, anche il suo incubo adolescenziale: lei impaurita che attraversa un corridoio e, al termine del percorso, il marchio della sua impronta. Non è un incubo ma un ricordo; Sefora lo racconta mentre parla al megafono durante una manifestazione, di come una adolescente straniera si sia sentita trattata dallo stato italiano come una criminale.
Spunto di vista: fino al 2002 i cittadini stranieri, legalmente presenti, erano sottoposti esclusivamente ai rilievi segnaletici, ovvero venivano semplicemente fotografati dalle questure italiane, considerando sufficiente alla loro identificazione il possesso di un passaporto o altro documento equipollente rilasciato dal paese di origine. Con l’introduzione della legge “Bossi- Fini” ai rilievi segnaletici si sono aggiunti quelli foto dattiloscopici. Nel 2016 Luciano Violante, presidente della Commissione Affari Costituzionali, ha proposto un progetto di legge per punire penalmente lo straniero che ostacola il rilievo delle proprie impronte.
LA CASA DEI ROM, Il protagonista, Tomo ha 29 anni è nato nell’ex Jugoslavia, e si trova in Italia da 17 anni, la gran parte dei quali vissuti al Villaggio Fatima, di via San Ranieri a Messina, in una casetta costruita con il legno e la plastica, tirata su dopo che una mareggiata aveva distrutto quella costruita dalla madre. La sua voce, insieme ai ragazzi rom nati o cresciuti in Italia raccontano la fine dell’esperienza del campo e il miraggio della casa. Tomo, con una squadra di volontari rom, ripulisce una zona degradata della città. Una scavatrice fa a pezzi baracche di legno, tetti e serbatoi di eternit, rottami di auto, il campo rom. Si esce dal campo per andare in alloggi temporanei con al promessa dell’ autocostruzione. Dopo qualche mese, in una riunione al comune, Tomo chiede all’ assessore: ma io quando avrò una casa?
Spunti di vista: i rom messinesi, per la discriminazione nel mercato del lavoro e le difficoltà ad ottenere un soggiorno legale a causa di una condizione di segregazione abitativa, difficilmente hanno potuto affittare un’abitazione. Essendo di fatto, esclusi dalle graduatorie delle case popolari, non hanno avuto altra scelta se non quella di vivere nel campo. Il 1° aprile 2011, il trasferimento delle famiglie è l’epilogo di mesi di proteste, appelli, manifestazioni di solidarietà, assemblee, ricorsi in tribunale, rivolte dei quartieri. Una vicenda iniziata il 2 febbraio 2010, con il censimento da parte dei vigili urbani delle famiglie presenti nel campo, atto propedeutico all’ingiunzione di sgombero da parte dell’autorità portuale, notificata il mese seguente. Si è costituito subito un fronte sociale promosso dall’arci, che ha intrapreso si al avi giudiziaria che quella politica. E stata accettata l’ipotesi dell’autocostruzione . L’azione di impugnativa delle ingiunzioni di sgombero dinanzi al Tribunale amministrativo di Catania si è conclusa con un provvedimento che ha obbligato tutte le pubbliche amministrazioni ad effettuare uno sgombero graduale, a ricercare una soluzione abitativa alternativa e a rispettare il preminente e superiore interesse dei minori così come stabilito dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Al percorso verso l’autocostruzione ed al modello partecipativo del fronte sociale è dedicato un lavoro di ricerca- azione visiva da parte del circolo Arci Thomas Sankara.
Alla fine dei due spezzoni ci sarà un dibattito nel quale ognuno porterà le proprie testimonianze e chi vorrà potrà fare delle domande. Interveranno: Musie Tessame, responsabile immigrazione Arci Bari e Ndiaye M. Racine, vicepresidente associazione Dioubo. All'evento prenderà parte anche l'ufficio immigrati del comune di Trani.
