Il processo «La fiorita» si è concluso con la condanna del governatore uscente della Puglia, nonché capolista alla Camera nel Pdl, Raffaele Fitto, a quattro anni di reclusione. Infatti, dopo oltre 28 ore di camera di consiglio, l'ex ministro del governo Berlusconi è stato ritenuto colpevole di corruzione, finanziamento illecito ai partiti e abuso d'ufficio. A Giampaolo Angelucci, l’imprenditore che avrebbe pagato la presunta tangente a Fitto, 3 anni e 6 mesi.
I fatti contestati si riferiscono al periodo 1999-2005. Il processo riguarda l’esistenza di un presunto accordo illecito finalizzato ad assicurare alla società `Fiorita´ le concessioni di servizi di pulizia, sanificazione ed ausiliariato da parte di enti pubblici e di Asl pugliesi, e l’affidamento di un appalto da 198 milioni di euro ad una società di Angelucci per la gestione di 11 Residenze sanitarie assistite (Rsa). Fitto, all’epoca dei fatti presidente della Regione Puglia, è stato condannato per la presunta tangente da 500.000 euro che avrebbe ricevuto dall’editore ed imprenditore romano Angelucci.
«A nome mio personale e della Puglia prima di tutto esprimo sconcerto per la sentenza di condanna emessa a carico dell'onorevole Fitto, cui esprimiamo vicinanza e solidarietà nella certezza che il successivo grado di giudizio ne riconoscerà l'innocenza». Lo ha dichiarato Salvatore Greco, coordinatore regionale della Puglia prima di tutto.
