A modo suo ha preso parte alla costruzione della storia della musica italiana, al limite tra il mito ed il trash, tra sesso e poesia. Dopo la dipartita di qualche giorno fa di un altro grande cantautore italiano, Enzo Jannacci, ieri si è spento Franco Califano.
Nel luglio del 2009 fu ospite di un locale sul porto di Trani. Due anni prima invece fu ospite di un altro famoso locale nei pressi di Colonna, anche se non sono mancate altre "visite", che si trasformavano in veri omaggi alla nostra città. Tra i suoi brani ricordiamo “E la chiamano estate”, “Un tempo piccolo". Trasgressivo e irriverente, spesso anticonformista, ma anche intimo e profondo, mai banale, ha ricevuto perfino una laurea honoris causa in Filosofia presso l’Università di New York.
Molto amato dal pubblico, che ha riconosciuto in lui la genuinità così come la maestria, tanto da avergli consegnato soprannomi come “Il Maestro” o “Il Califfo”. Un guru per tutte le stagioni, che ha vissuto a pieno la vita, dal periodo della beat generation agli anni della dolce vita, passando persino per la prigione di un carcere e quella di un reality show.
Lo ricordiamo con la sua filosofia, «la magia di una frase che titola e che relega all'eternità una canzone, forse la più "usata" del suo pur lungo repertorio: "Tutto il resto è noia". Un testo che, tra filosofia e pragmatismo, è stato oggetto di discussione in molte aule scolastiche italiane».
