«Credo sia giusto intitolare una strada di Trani a don Angelo Pastore». Lo scrive su Facebook il presidente del consiglio, Fabrizio Ferrante, incontrando l'immediato consenso del consigliere Beppe Corrado, che aggiunge: «Ci stiamo lavorando da tempo, c'è stata anche una raccolta di firme e mi auguro si possa giungere presto ad intitolargli una strada».
A quanto s’è informalmente appreso, una strada sarebbe stata già individuata e, per definire il tutto, si dovrebbe solo attendere la relativa delibera di giunta. Tuttavia, al momento il Comune di Trani si trova con una commissione toponomastica quasi congelata, proveniente dall’amministrazione uscente e che da tempo non si riunisce, anche perché, nel frattempo, il sindaco Gigi Riserbato, dovrebbe procedere alla nomina di un nuovo organismo. Pertanto i tempi di definizione dell’iter di questa pratica potrebbero essere non proprio rapidissimi.
Nel frattempo, «Il giornale di Trani», proprio in occasione del quattordicesimo anniversario della scomparsa dell'ex presidente della Sezione regionale di controllo, nonché segretario politico della Democrazia cristiana, gli aveva dedicato un ampio spazio intervistando, soprattutto, alcuni ex avversari politici. Coloro che, forse anche più dei suoi alleati, riconoscono oggi alla figura dell'avvocato Pastore il merito di avere fatto tanto per la città e, soprattutto, quanto Trani, dopo la sua scomparsa, abbia perso totalmente figure di riferimento come la sua.
Ecco di seguito l'articolo scritto da Donato De Ceglie, uscito un mese fa sul nostro periodico.
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Uno studio con una luce fioca per i troppi libri, gli appunti, i giornali impilati in due mobili vicini alla finestra, bassi quanto basta per permettere a chi siede dietro la scrivania di poter ammirare uno scorcio di via San Giorgio e le rondini volteggiare intorno all’orologio di San Rocco in primavera. In quello stesso studio oggi ci sono anche due grandi foto: una panoramica ed una gigantografia. La prima raffigura le oltre centomila persone accorse al comizio di De Gasperi in quel di Bari il giorno 1 giugno 1953, nella gigantografia invece vi sono due uomini di statura morale ed umana direttamente proporzionale alla fotografia.
Uno dei due è stato per due volte Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, l’altro invece protagonista indiscusso della storia politica tranese nel XX secolo: rispettivamente Aldo Moro e Angelo Pastore. Amici dai tempi dell’università, durante i quali hanno condiviso le ansie di un’Italia in guerra, l’impegno sociale da cristiani in una società che aveva bisogno di un grande rinnovamento.
Dietro la scrivania oggi vi è Susanna e in quello stesso studio abbiamo incontrato anche Lucia Rosa, le due figlie dell’avv. Angelo Pastore. Affascinate ed onorate dalla figura paterna che le ha accompagnate, hanno delineato con delicatezza il volto di un uomo libero e la grandezza di un politico che esercitava il potere «traducendo in un concreto operare che prendeva le mosse dalla centralità della persona», come ricorda leggiamo in una memoria.
Angelo Pastore nasce da Francesco Saverio Pastore, avvocato, si laurea giovanissimo in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari dove conosce Aldo Moro – studente prima e docente poi della stessa Università – con il quale si ritrova in diverse occasioni anche grazie alla militanza nella Federazione Giovanile Cattolici Italiana. Pastore si forma nell’Azione Cattolica, ultimo baluardo associativo nel periodo di regime fascista. Viene in nostro aiuto una scheda dell’avv. Pastore tratta dal libro “Sindaci – Assessori – Consiglieri comunali Trani 1946-2008” del compianto Vittorio Lentini.
Durante gli anni universitari sostiene e vince un concorso da cancelliere, attività svolta presso gli uffici giudiziari di Cagliari e poi presso la Pretura di Corato. Terminata la seconda guerra mondiale, lascia l’impiego e si dedica alla professione di avvocato, dopo aver fatto pratica presso lo studio dell’avv. Vincenzo Stasi. Angelo ha seguito le orme del padre carpendone una libertà morale come pratica costante di vita, instillata nell’animo di Francesco Pastore presso l’Università di Napoli, grazie agli insegnamenti di Giovanni Bovio di cui l’avvocato è stato allievo.
La professione di avvocato ha rappresentato il punto di partenza per l’impegno politico e l’attenzione alla società. La sua attenzione rimandava alla formazione di quel gruppo di studenti di Giurisprudenza che aveva recepito la lezione del giurista Santi Romano. Con la sua opera “L’ordinamento giuridico”, sposta l’asse portante del diritto dal titolare del comando alla società e il diritto torna a riassumere la società con la sua globalità, il naturale e vigoroso pluralismo, come suo referente primario.
Alcuni importanti processi ai quali ha partecipato sono sintomatici di passaggi cruciali nella sua vita. Esordisce come difensore, accanto all’avv. Onofrio Jannuzzi, delle parti civili nel processo che consegue all’uccisione delle sorelle Luisa e Carolina Porro, il 7 marzo 1946. Il processo inizia l’8 giugno 1948 e si conclude il 4 agosto successivo con numerosi ergastoli. Nel libro di Federico Porro, La fame violenta (Palomar 2005, p. 173), si legge “Angelo Pastore, di parte civile, ricostruisce le tre giornate, soffermandosi in particolare su quella del 7 per sottolineare la responsabilità degli imputati, ma soprattutto per escludere il delitto di folla”.
Un altro processo che registra, drammaticamente, la realtà dei tempi è quello conseguente al crollo del palazzo di via Canosa a Barletta il 16 settembre 1959, a proposito del quale lo storico Guido Grainz scrive “58 persone sono uccise nel crollo di una delle tante case nuove sorte in maniera selvaggia, cinque piani costruiti sulle precarie fondamenta di un garage” (G. Crainz, Storia del miracolo italiano, Barletta-Italia, Donzelli, 2003, pag. 67). L’avvocato Pastore è legale della parte civile. Il processo si concluderà con la condanna dei responsabili dell’Ufficio tecnico del Comune di Barletta.
Il cammino di Angelo Pastore nel mondo della politica comincia nel 1946, anno in cui aderì al partito della Democrazia Cristiana, «distinguendosi sin da subito come uno dei giovani dirigenti più preparati» come scrive Lentini. Ma non è solo della documentazione cartacea che ci siamo avvalsi nel difficile compito di tracciare un breve ritratto della figura di “don Angelo” (appellativo che gli ha sempre destato malcontento), come veniva rispettosamente chiamato da colleghi e politici.
Oltre alle due figlie abbiamo ascoltato anche Carlo Ferrante e Domenico Miranda. Il primo, padre dell’attuale Presidente del Consiglio comunale, fu consigliere provinciale per tre legislature consecutive dagli anni 1971 al 1984 e nel mentre, durante l’anno 1975 fu anche segretario regionale del partito Social Democratico. Il secondo invece fu segretario del Partito Socialista Italiano locale nonché assessore ai lavori pubblici sia nel 1987 che nel 2003.
Scindeva il campo politico da quello famigliare seppur ha avuto come compagna fedele Elisabetta Canaletti che lo ha seguito ed accompagnato nonostante l’avversità per una vita “in vista”, nei cortei e nelle sue scelte quotidiane.
Angelo Pastore viene ricordato da chiunque come un uomo aperto ad ogni tipo di dialogo con gli avversari politici che non considerava tali nella vita. «Con don Angelo ho avuto scambi verbali molto irruenti, abbiamo discusso su tavoli politici in maniera animata ma l’avvocato Pastore ha sempre avuto la capacità di saper parlare con tutti. Alla fine di ogni riunione mi raggiungeva, mi dava una pacca sulla spalla ed una battuta che stemperava i toni del dibattito», ricorda Domenico Miranda.
Autorevole e mai autoritario, dotato di un’apertura mentale strabiliante ed una lungimiranza spiazzante. Ha ricoperto il ruolo di Presidente della Sezione provinciale di Controllo degli enti locali di Bari per due decenni. «Da lui passavano tutti gli atti dei comuni del territorio di Bari, la “determina” è stata coniata oggi, prima un’amministrazione doveva affrontare questo ostacolo dal quale non si sfuggiva – dice Ferrante -. Bisognava passare al vaglio di quest’organo attento e puntuale nella redazione di qualsiasi delibera o atto ufficiale prima che potessero essere approvati. E fortunatamente Trani poteva vantare di avere come concittadino il Presidente dell’ente». Per sottolineare l’importanza della figura politica di Angelo Pastore, Miranda lo definisce «il sindaco di 48 comuni».
Il potere esercitato dall’avv. Pastore era “generoso” e non logorante, del quale tutta la città ha potuto beneficiare in qualsiasi momento. Il suo studio era aperto a chiunque, soprattutto ai rappresentanti dell’opposizione (e non solo dell’amministrazione locale). «Anche agli avversari forniva gli strumenti necessari per capire al meglio la pubblica amministrazione. Persino a chi, sapeva, avrebbe usato quegli stessi strumenti contro di lui», ricorda con affetto Susanna che ha vissuto i suoi studi “nella stanza accanto” a quella nella quale oggi lei espleta la professione di avvocato.
Il papà non le ha dato nulla di più di una sana educazione alla libertà e al rispetto verso l’uomo e le strutture istituzionali dall’uomo create per gestire una società democratica. «Quando ho dovuto mettere mano sulle prime carte da avvocato temevo più il giudizio di mio padre che quello del magistrato di turno», ricorda sorridendo l’avv. Susanna Pastore.
Dietro il volto limpido della dott.ssa Lucia Rosa Pastore, attuale Responsabile di Palazzo Beltrani, si nasconde un animo fervido che con orgoglio difende a spada tratta il ricordo di Angelo Pastore. «Tempo fa mi è stato chiesto di parlare di lui utilizzando soltanto tre parole. E dopo averci pensato su due secondi ho detto: tenerezza, tolleranza, comprensione». Lei è stata la figlia più vivace tra le due, con il carattere più vicino a quello del papà, con il quale aveva un rapporto di perfetta sintonia.
L’avvocato Pastore si svegliava alle prime luci dell’alba, come tutti i grandi uomini che hanno qualcosa da raccontare al mondo. Per Trani ha partorito progetti importanti, e per la sua città sognava un futuro da grande protagonista del Sud. Carlo Ferrante ha citato i lavori per la “Trani-Altamura” (progetto fermatosi poi a Corato), per la quale furono realizzati dei lavori di allargamento della sede stradale che avevano come obiettivo quello di essere un accesso diretto al mare per chi abitava nell’entroterra, la Darsena Comunale. “Il periodo degli anni 70 è stato il momento più prolifico per la nostra città. Le attività edilizie hanno avuto un grosso sviluppo, così come il settore calzaturiero e quello lapideo. Sono stati realizzati lavori di grande rilievo e potevamo contare su finanziamenti importanti. Forse siamo stati i primi nel circondario ad asfaltare le strade interpoderali, tutte le vie della campagna. Collaborammo insieme, io e l’avv. Pastore, per la realizzazione dell’Istituto Psico-Pedagogico nel 1973-74, una struttura che valeva miliardi. Chi è venuto dopo di noi non è riuscito a sfruttarla al meglio ed oggi ci ritroviamo soltanto una bruttura”. E poi ricorda ancora la circonvallazione della città, l’attuale via Duchessa d’Andria che nel progetto originale avrebbe dovuto unire la zona di Lido Matinelle con Boccadoro. Proprio in quest’ultima zona lui sognava il lungomare turistico della città, considerati gli 8 km di costa presenti (misurati da Miranda stesso). Pare che durante l’ultima riunione della Commissione toponomastica (risalente allo scorso anno) sia stato proposto di dedicargli il lungomare che in futuro sorgerà in zona Boccadoro.
Tornando alle altre opere da lui realizzate prendiamo atto dell’elenco fornitoci da Domenico Miranda, “l’acquisizione di Palazzo Palmieri e Palazzo Beltrani, il palazzetto dello Sport, l’acquisto del Tensostatico, il circolo ricreativo presso Palazzo Monetti”.
“Ogniqualvolta gli si presentava un progetto che poteva fare del bene alla città ma per l’adempimento del quale vi erano grossi ostacoli burocratici (come accadde per la zona 167), don Angelo si impegnava anima e corpo per giornate intere e risolveva qualsiasi problema. Potevamo contare su di una persona in grado di dialogare con chiunque grazie alla sua preparazione e alla sua umiltà”.
In ultimo ma non per importanza ricordiamo il suo impegno per l’Ospedale di Trani. “Inizialmente era una medicheria, lui è riuscito a trasformarlo in un gioiello”, racconta Ferrante.
Gli ultimi e gli ammalati, le persone più deboli, erano al centro della sua opera politica. In un numero de Il Messaggero della Puglia del 29 aprile 1958, si legge “Angelo Pastore ha trasfuso in ogni attività l’ansia degli umili e dei sofferenti che egli intende perché uno di loro”.
Fu Presidente delle Opere Pie Riunite di Trani, ente che si occupava di orfanotrofi, asili e ospedale cittadino. Si batté strenuamente per la realizzazione dell’ospedale inaugurato dall’onorevole Aldo Moro agli inizi degli anni sessanta. Divenne punto di riferimento per le città limitrofe ed un ambito sbocco occupazionale. Nella seconda metà degli anni sessanta realizzò l’Ospedale pediatrico, ubicato in Corso Imbriani nella sede dell’ex Preventorio di proprietà della Provincia di Bari, istituzione che “si rivelò all’avanguardia perché corredata da un ampio padiglione adibito a sala giochi e da un ricco frutteto”. “Negli anni settanta nel nosocomio tranese affluirono tutti i più noti direttori delle cliniche universitarie della Facoltà di Medicina dell’Università di Bari, - prosegue una memoria cartacea - facendone un centro di eccellenza. Nel 1975 createsi le basi tecniche in termini di qualità del servizio, di dotazione di macchinari all’avanguardia e di affluenza dell’utenza, l’avv. Angelo Pastore si batté per istituire presso l’Ospedale San Nicola Pellegrino, una sezione distaccata della Facoltà di Medicina dell’Università di Bari (come testimonia un articolo del Corriere del Mezzogiorno nell’ottobre del 2002 oltre che il chiarissimo professor Ottavio Albano)”.
La dedizione ed i sacrifici investiti in questo progetto lo hanno visto protagonista di blitz all’alba o in tarda serata. “Lui doveva avere il controllo di tutto perché così poteva rispondere nei tempi e nei modi giusti a chiunque gli si rivolgesse”, precisa Ferrante. Era particolarmente legato al reparto di Rianimazione grazie al quale, ripeteva spesso, si sarebbe potuto salvare il suo intimo amico avv. Attilio Perrone Capano.
Il giorno 2 maggio 1999 è stata registrata la dipartita dell’avv. Angelo Pastore. Mentre andavamo in stampa abbiamo ricordato il 14esimo anniversario della sua morte. Osservando la foto panoramica del comizio di De Gasperi, l’avv. Susanna Pastore spiega il perché del legame con questa immagine: «Guardando i volti della gente si intuisce la speranza che veniva riposta nella Politica».
Siamo nani sulle spalle di giganti, come diceva Bernardo di Chartres. Lasciamo lo studio dell’avv. Pastore con gli occhi socchiusi che difficilmente si abituano alla luce del sole che bacia il campanile di San Rocco. In egual misura, dopo aver condiviso qualche notizia sulla vita dell’avv. Pastore, difficilmente il passo si abitua a percorrere le stesse strade di chi presso il mercato di piazza Longobardi per ascoltare i bisogni della gente, o presso la cartolibreria di Giacomo Motti per incontrare giovani appassionati bibliofili come il dott. Nicola Distaso portando a frutto gli incontri con l’organizzazione di attività culturali, sempre era animato da una incessante voglia di fare il bene della propria città.
Donato De Ceglie
