Cinque anni fa l’Amet era in subbuglio per un incarico legale attribuito dall'allora presidente del Consiglio di amministrazione, Lucio Gala, all'avvocato Giuseppina Chiarello, per 48mila euro annui, per una consulenza utile alla ricerca di soci minoritari da inserire all'interno della compagine azionaria dell'azienda. Dopo roventi polemiche, prima l’importo fu ridotto a 36mila euro, poi il provvedimento fu revocato.
Oggi una nuova consulenza, sotto forma di contratto di collaborazione a progetto, sarebbe stata proposta dall'amministratore delegato, Maurizio di Pantaleo, al Consiglio di amministrazione. Si tratterebbe di un incarico da 1300 euro mensili, per una durata tra gli otto ed i dieci mesi, in favore dell'avvocato Giuseppe Farano, in tema di organizzazione e gestione degli appalti della stessa azienda: una sorta di cabina di regia utile a snellire le procedure e contenere i costi.
A quanto s’è appreso, a tale incarico Di Pantaleo avrebbe fatto ricorso dopo che, in azienda, non avrebbe trovato dipendenti che, in tempi brevi, redigessero bandi di gara di cui, invece, vi è la massima urgenza: in particolare, i parcometri per i parcheggi a pagamento ed i lavori di spostamento dei sottoservizi sulla Trani-Andria, in vista dell’allargamento della strada.
Oggi come allora, però, la vicenda ha scatenato polemiche, soprattutto all'interno del partito di riferimento dell’amministratore delegato, vale a dire il Pdl. Almeno sei o sette consiglieri starebbero osteggiando il provvedimento, chiedendone l'immediato ritiro. Il più battagliero sarebbe il consigliere anziano, Antonio Franzese, che avrebbe addirittura messo in discussione la sua stessa permanenza nel Pdl qualora non si faccia immediata chiarezza proposito.
Una chiarezza che Franzese avrebbe richiesto anche in sede istituzionale, anticipando la convocazione della commissione consiliare al bilancio, di cui è presidente, per convocare il presidente di Amet, Renato Nugnes ed ottenere spiegazioni in merito. Peraltro, Nugnes si sarebbe vista recapitare la consulenza sulla scrivania, per la firma, senza saperne preventivamente nulla.
Tuttavia, a differenza di cinque anni fa, adesso Amet si ritrova con una figura di amministratore delegato diversa dal presidente, e con piene funzioni esecutive. Al capo del Cda, in teoria, dovrebbe spettare il compito di ratificare l'operato dell’Ad, ma pare evidente che, se di certi provvedimenti prima non si parla, si va incontro ad una serie di problemi che rischiano, a cascata, di mettere in discussione persino la stabilità della maggioranza.
