La nostra rubrica "Una strada, tante storie" (in collaborazione con il maresciallo Giuseppe Giusto, grazie al suo volume "Trani, tante strade, tanta storia" edito dalla tipografia Landriscina nel 2003 per il C.R.S.E.C.) prosegue con via Luigi Chiarelli.
Compreso tra piazza Plebiscito (Amet) e Lungomare C. Colombo (Scuola media G. Rocca). Inizia con una strada, aperta negli anni '60, tra il carcere femminile e l'Amet, poi si allarga alla convergenza con via Elena Comneno e con via Calatafimi, dove un'aiuola fa da spartitraffico, e prosegue verso il lungomare, passando dall'ingresso secondario della Villa Comunale e superando infine un tratto di costa, della zona detta "Canneto". La delibera con la quale l'Amministrazione comunale scelse il nome da dare a questa nuova strada è datata 25 aprile 1970.
Luigi Chiarelli nacque a Trani il 7 luglio 1880 durante una visita della madre ai suoi. Il padre, palermitano, fu volontario nella terza guerra d'indipendenza, suo nonno fu un garibaldino. Dopo alcune settimane dalla nascita sua madre tornò con il figlioletto a Roma, dove la famiglia aveva fissato la residenza. Qui visse fino alla maggiore età; poi si recò a Parigi, dove restò per qualche tempo, prima di trasferirsi a Milano, abitando in una modesta pensione. Si dedicò dapprima al giornalismo, poi fu attratto dal teatro, dall'arte drammatica. Illustre commediografo, dette inizio ad un teatro definito "grottesco", dove il perbenismo borghese viene messo in ridicolo con la satira. La commedia che lo rese famoso è "La maschera e il volto", che compose nel 1913 nel breve tempo di venti notti. Alla prima rappresentazione, data a Roma nel 1916, la critica non gli fu favorevole, ma dopo la seconda rappresentazione data a Milano nello stesso anno, l'opera si affermò non solo in Italia, ma anche all'estero, tanto da essere stata tradotta in ben 19 lingue. A "La maschera e il volto" si aggiunsero successivamente altre importanti opere: "Le lacrime e le stesse", "La scala di seta", "Chimere", "La morte degli amanti", "Pulcinella", ed altre. Chiarelli fu anche giornalista, critico drammatica, direttore di compagnie teatrali, pittore. Negli ultimi anni della sua vita scrisse alcuni volumi di novelle.
Morì a Roma, dove era tornato a vivere, il 20 dicembre 1947. Roma gli dedicò una via, fece apporre una lapide sulla casa dove si spense e volle che le sue spoglie riposassero nel Famedio del Verano (cimitero di Roma) accanto a quelle di Enrico Toti, De Pinedo, Bruno Buozzi.
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