La nostra rubrica "Una strada, tante storie" (in collaborazione con il maresciallo Giuseppe Giusto, grazie al suo volume "Trani, tante strade, tanta storia" edito dalla tipografia Landriscina nel 2003 per il C.R.S.E.C.) prosegue con via Attilio Lagalante.
Dal civico 208 di via M. Pagano a via G. Bovio (scalinata). Già "via dell'Ebrea". Volgarmente viene indicata "ind'o Casale", dall'antico nome del borgo, un piccolo agglomerato di case sorto probabilmente tra il XII ed il XIII secolo fra l'antica "via carraria" e le mura, nei pressi della chiesa della Trinità della Cava (oggi san Francesco).
La denominazione della via fu variata negli anni tra il 1940 ed il 1950, quando il Comune di Trani decise di intitolarla al Maggiore di Fanteria Attilio Lagalante (Trani, 24.5.1883 - 20.9.1923) pluridecorato per le sue valorose azioni militari durante la prima guerra mondiale.
Orazio Palumbo, nel suo libro "Zaches l'ebrea" (Trani, 1892), racconta di una partìcola consacrata sottratta da quella donna nella vicina chiesa della Ss. Trinità della Cava e, per provare la verità della "transustanziazione" dell'evangelica affermazione "...ed il verbo si fece carne", la portò nella sua abitazione e la posò in una padella con olio bollente. Subito l'ostia sanguinò abbondantemente spaventando la stessa donna, che con le sue grida attirò l'attenzione di altri abitanti del "casale" e poi di tutta la città. Il Vescovo dell'epoca, accorso sul posto, rilevato ciò che era rimasto dell'ostia profanata, la riportò in chiesa con un'adorazione ed una processione di penitenza fatta a piedi nudi per l'atto sacrilego compiuto, alla quale parteciparono Autorità e popolo. Da allora, il Venerdì Santo di ogni anno, per eccezionale privilegio, si è ripetuta questa particolare "Processione di Penitenza", successivamente spostata al Sabato Santo ed attualmente tornata a svolgersi il Venerdì.
