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Palazzo Borsellino: nei loro temi, i ragazzi di Trani di Trani ricordano «gli angeli delle scorte», Papa Francesco e Antonio Cezza

«Gli uomini passano, le idee restano». Questa l’ultima frase riecheggiata in una piazza Mazzini traboccante di ragazzi, nelle cui mani il procuratore, Carlo Maria Capristo, ha idealmente affidato le chiavi della legalità da oggi in avanti. Proviene dal tema della classe III B della scuola «Bovio-Palumbo», uno dei sei scelti dalla giuria di «Legalità Trani», il concorso riservato alle terze classi delle tre scuole medie cittadine.

L’iniziativa, indetta da Comune e Procura, e supportata dall’associazione «Libera», ha visto il riconoscimento di sei borse di studio messe a disposizione dal sindacato di Polizia Siap, dalla Provincia Bat e dala Lum.

«Una storia», della classe III G della «Giustina Rocca», è stato scelto come tema simbolo del concorso. La voce narrante esordisce così: «Io abito a Trani, in via Martiri di Palermo. Ho pensato che questa era proprio una brutta storia, che non la volevo più sentire, e ho detto: “Mamma, ma i buoni dove sono ? E mia madre mi ha detto che, dopo la morte dei due “principi” (Falcone e Boresellino, ndr), molti si sono svegliati. Le idee dei due principi hanno continuato a camminare su altre gambe e, di gambe in gambe, sono arrivate anche a noi: a me e alla mia classe».

«Noi ragazzi e la legalità», della classe Terza I della scuola «Baldassarre», ha fatto risaltare «un concetto espresso sia dall’ex procuratore di Palermo, Antonino Caponnetto, sia da Rita Borsellino, sorella di Paolo: “Ciò che la mafia teme di più è la scuola”».

«Il coraggioso muore una volta, il codardo cento volte al giorno» proviene della III L della scuola Palumbo e parla del bullismo scolastico: «Noi alunni dovremmo avere il coraggio e l’umiltà di denunciare questi atti agli insegnanti o al dirigente, difendere i compagni più deboli e sottomessi ai soprusi del bullo di turno e testimoniare in loro favore. Noi vogliamo vivere in serenità, uscire senza che nessuno possa farci del male. Vogliamo vivere la nostra età nel rispetto reciproco e non nella paura di essere infastiditi dai prepotenti»…

«Caro diario», della III F della «Rocca», esalta le tante vittime della criminalità, a vario titolo: «Vi sono stati giornalisti, rappresentanti dello Stato, poliziotti, carabinieri, uomini politici, giudici e tanta altra brava gente, nonché agli uomini delle scorte, angeli fedeli e silenziosi. E poi il nostro giovane concittadino, il brigadiere Antonio Cezza, che fece scudo col suo corpo per proteggere i colleghi».

La III B della «Baldassarre» ha citato, invece, Papa Francesco: «Ha esortato tutti, specie i potenti e gli uomini d’affari, a vivere legalmente, rispettare le leggi, pensare pulito, vivere in modo pulito. Perché chi si arricchisce, o vive non rispettando le leggi, porta a casa dai suoi figli “pane sporco”». 

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