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"Nel passato... dolce è il sentire", puntata fuori dal coro: una lettera che giunge dal passato e ci fa viaggiare tra i ricordi

Giovanni ha 87 anni ed ha un ricordo vivido della nostra città che ha vissuto in giovane età, dal 1934, quando aveva 7 anni. Ha voluto scrivere un ode a Trani, con le sue parole, i suoi ricordi, ci ha contattato per e-mail scrivendoci la lettera che pubblicheremo di seguito. Ogni tanto respirare le sensazioni, i profumi ed i colori ancestrali che la nostra terra sà donarci, non può che farci bene. Prendetela come una puntata inedita di "Nell'agro... dolce è il sentire", rubrica che invece a breve ci porterà tra i viali di una bellissima villa dell'Ottocento.

d.d.

«Giunsi a Trani nel lontano 1934,

era una cittadina di circa 34mila abitanti, con un ottimo clima ed una geografia invidiabile. Aveva una società essenzialmente agricola con grande enfasi sul vino, l'uva e l'olio d’oliva. La gente del luogo aveva tutto, tranne che l'impiego. Ho passato i miei anni formativi frequentando le scuole medie e le scuole di indirizzo commerciale.

I tempi erano difficili, ma la benedetta terra di Trani ci è stata d‘aiuto. Nessuno dimentica i fioroni madidi di rugiada, la grande varietà di fichi, di pere, mandorle, della nostra uva e le nonnine che di domenica in domenica facevano le strascenate (orecchiette, nda).

Nonostante l’invidiata e centrale piazza della Repubblica, l’antico centro di aggregazione era il Largo Davanzati con il vetusto Albergo Italia, la lapide dei caduti, la Chiesa di San Francesco, il tabaccaio dello zio Mimino, la Pasticceria Ceci con i suoi dolci a forma di frutta e lo storico Caffè Bellucci. Ci era dolce sentire San Rocco scandire le ore delle nostre giornate. Tra tanti ricordi c'è anche la granita servita sotto gli alberi, la Festa dell’Uva, la “macchina” di San Nicola, le gare per il più bel Presepio in tutte le chiese.

La Piazza forniva qualsiasi ben-di-Dio. Ricordo la varietà di meloni e angurie, una vera piuma nel cappello. Ricordo anche una frase dipinta su una casa: ”Rivedrei ben volentieri la vostra Trani, tutta bianca e silenziosa, mi rivelò l'animo della gente di Puglia e l'oriente vicino. Ne ho un ricordo vivo, ineffabile, duraturo" (frase attribuita a B. Mussolini, nda).

È rimasto solo il cinema Impero. Ricordo molto bene il Supercinema, lì vidi il Trovatore, la Bohème, Renato Rascel con Tina De Mola ed altri ancora. Tale locale una volta era una stalla per gli sciaraballi (carri a cavallo, nda) che andavano verso Bisceglie. Una volta ci dormii in quella mangiatoia, al mattino presto avrei dovuto prendere la prima corsa per Bisceglie. Spero che i tranesi apprezzino il brillante concepimento della nostra Villa Comunale, il panorama che si gode da essa, lo stabilimento estivo, la Sciala, sono tutti ricordi indelebili che nessun tranese perderà mai.

I miei amici dell'epoca sono rimasti in pochi e sono sparsi in tutta Italia, Milano ha per metà origini tranesi. Però voglio raccontarvi questo episodio: oltre 15 anni fa andai a Los Angeles ed entrato in una salumeria parlai con il proprietario: era un tranese. Gli chiesi: «Dove abitavi?» e lui in perfetto dialetto: «Vecoeine alla chiazze» (nei pressi della "piazza", solitamente intesa come la piazza principale, Piazza della Repubblica, nda).

Vi ringrazio per avermi prestato attenzione. Volevo abbracciare con commozione Trani in questo modo».

Lettera firmata

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