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Tari, oggi il consiglio. Il sindaco di Trani: «Se la riducessimo, non estenderemmo più la differenziata»

«Se avessi potuto, e questo l’ho già dichiarato, anch’io avrei firmato per riunire questo consiglio comunale, perché è chiaro che, se c'è la possibilità di andare incontro ai cittadini, riducendo l'imposizione fiscale, ogni provvedimento in questa direzione va salutato con favore. Il problema, però, è che io voglio proseguire nella raccolta differenziata e voglio estenderla a tutta la città: se riducessimo la Tari, come faremmo?».

Così il sindaco, Luigi Riserbato, alla vigilia del consiglio comunale di questa sera (palazzo Palmieri, ore 17). Si tratta di una seduta monotematica, richiesta formalmente da sette consiglieri di minoranza, primo firmatario Altamura (ma, prima ancora, da sedici consiglieri, compresi due di maggioranza, De Noia e Di Modugno), avente per ordine del giorno la «Riquantificazione delle tariffe Tari per l'anno 2014, in linea con la spesa relativa al servizio rifiuti».

Obiettivo, «incaricare il dirigente, di concerto con l’Amiu, di valutare un nuovo Piano economico e finanziario che tenga conto del minor costo, conseguente alla mancata attivazione di alcuni servizi, per modificare la quantificazione della Tari e la determinazione delle relative tariffe, ponendo a base di calcolo la spesa che, effettivamente, sarà sostenuta per l'anno 2014».

Il gettito della Tari, nel bilancio di previsione 2014, ammonta a 7.331.378,52 euro, «poiché determinato – si legge nella proposta di delibera - sulla base di un’errata previsione del costo del servizio rifiuti: 6.517.486,04 euro, anziché 5.437.413,34 euro, quindi con una sovrastima pari di 1.080.072,70 euro». L’obiettivo della minoranza «allargata», pertanto, è restituire un milione ai cittadini sotto forma di ridimensionamento della Tari.

Riserbato, peraltro si mostra molto cauto: «L’iniziativa è lodevole, ma mi sembra vi siano una serie di problemi ostativi, tanto che il dirigente ha già manifestato il suo scetticismo, quantunque il consiglio comunale sia sempre sovrano».

Cautela esprime, di fatto, anche il Collegio dei revisori dei conti. Il presidente, Giuseppe Spizzico, ed i componenti, Tommaso Montefusco e Vincenzo Lacasella, hanno rilasciato una nota in cui fano sapere «di non poter rilasciare alcun parere, perché la proposta di delibera, al momento, sembra avere solamente natura di atto di indirizzo politico, e non si vincono i requisiti propri delle ordinarie proposte di deliberazione del consiglio comunale che, normalmente, vengono compilate dagli uffici».

Secondo l’organo contabile, «da un esame emerge che la proposta risulta carente dei requisiti minimi giuridici per l'espressione di un parere: visto di regolarità tecnica del dirigente del servizio interessato; visto di regolarità contabile del dirigente della ragioneria, giacché la delibera comporta riflessi diretti o indiretti sulla situazione economico finanziaria e sul patrimonio dell'ente; documentazione probatoria proposta dagli uffici competenti; valutazione della commissione consiliare competente. Tali elementi - fanno notare i revisori - devono essere inseriti nella proposta di deliberazione».

Infine, ma non da ultimo, «il termine previsto ha natura perentoria, e non appare possibile, quindi, apportare modifiche alle tariffe a suo tempo determinato per l'anno in corso e deliberata dal consiglio comunale. Tale norma è stata confermata anche dalla attuale, vigente giurisprudenza».


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