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Rating, Ruggiero non molla: «Il processo deve restare a Trani». Ministero ancora assente, bruciati 2 miliardi e mezzo di euro

Tra il Ministero dell'economia che ancora non si costituisce ed una Standard and Poor's che prova in tutti i modi a perorare la causa della presunta incompetenza del nostro Tribunale, emerge la figura del pubblico ministero, Michele Ruggiero, che invece conferma e rafforza il ruolo di Trani come madre di tutte le inchieste sulle agenzie di rating: «Voi siete a Trani - ha detto il magistrato rivolgendosi alle difese -, e qui dovete rimanere».

Riferendosi poi alla giurisprudenza prodotta dalla difesa, Ruggiero ha detto ai giudici «di gettarla alle ortiche, perché riguarda altri fatti, in quanto, sulle agenzie di rating il Tribunale di Trani sarà il primo a pronunciarsi in Italia. La competenza è di Trani perché il reato è stato commesso a Londra, da cittadini stranieri residenti all'estero, sui quali è competente pubblico ministero che, per primo, iscrive la notizia di reato».

Va così in archivio una giornata particolarmente vivace, presso Palazzo Torres, dove si sta celebrando il processo per presunto declassamento scorretto ai danni dell'Italia da parte delle agenzie di rating imputate a Trani.

S&P, attraverso il suo difensore, Guido Alleva, è tornato a sollevare la questione del presunto difetto di competenza della magistratura tranese a celebrare il processo a Trani. Il difensore definisci «residuale» il criterio della prima iscrizione della notizia di reato, ed afferma invece che «il luogo in cui si verifica il fatto è Roma, dove avviene l’asta dei titoli del Tesoro, o Milano, dove c'è la Borsa, ma non Trani».

Nel frattempo, il Ministero dell'economia e finanza non si è costituito parte civile, né persona offesa nel processo che vede alla sbarra, con l’accusa di manipolazione di mercato aggravata e continuata, sei tra manager e analisti delle società di rating Standard and Poor’s e Fitch. Eppure il Ministero, dopo il declassamento del rating dell'Italia, deciso da S&P nel 2011, aveva pagato a Morgan Stanley 2 miliardi e mezzo di euro, così com'era previsto da una clausola del contratto di finanziamento della banca d'affari statunitense.

Ricordiamo che il Tribunale di Trani ha ammesso quattro associazioni dei consumatori e tredici privati come parti civili nel processo.


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