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Insegnante licenziato a Treviso per incapacità. Da Trani, il commento di De Salvia: «Un precedente che può diventare strumento di ricatto contro i docenti»

È stato licenziato perché, dopo le proteste di alunni e genitori e relative verifiche degli ispettori, inviati per sei mesi, è stato ritenuto incapace di insegnare. È accaduto all'Istituto superiore Einaudi-Scarpa, di Montebelluna, in provincia di Treviso. Il caso del licenziamento di un professore di ruolo, per motivi non disciplinari, ma, appunto, per presunta imperizia, rappresenta un caso rarissimo, se non addirittura unico.

Il docente licenziato era entrato in ruolo nel 2007 per una cattedra di educazione tecnica. L'anno passato, come racconta il quotidiano "Il Messaggero", alunni e genitori cominciarono a mandare segnalazioni al preside: l'accusa era quella secondo cui l’insegnante avrebbe compiuto continui errori di valutazione, con voti bassi a verifiche giuste e, viceversa, voti alti a compiti sbagliati. Il preside, ha quindi avviato l'iter, gli ispettori del ministero hanno valutato l'incompetenza didattica del docente e, di conseguenza, ne è scattato il licenziamento.

Questo episodio può creare un rischioso precedente? E a Trani, dove da sempre il rapporto genitori-alunni, da una parte, e scuola, dall’altra, non è semplice, può innescare un spirale pericolosa? «È difficile entrare nella valutazione dei ragazzi - commenta il dirigente scolastico delle medie Giustina Rocca e Bovio-Palumbo, Antonio De Salvia -, ma il docente gode di piena autonomia delle valutazioni, garantiteadalla Costituzione. Non conosco il caso specifico, ma, se il docente era stato a suo tempo abilitato, allora non si comprende perché prima fosse capace e adesso no. Di certo, questo mi sembra un nuovo passo verso la sempre più progressiva privatizzazione e aziendalizzazione della scuola».

Da sempre, per un penoso fenomeno discriminatorio, alunni e famiglie vanno per preferenze, tra scuole, sezioni e docenti di serie A e B: adesso correremo davvero il rischio che un 4 in pagella diventi, persino, causa di licenziamento? «Questo non lo so – risponde il preside -, ma il caso di Treviso potrebbe uno strumento di ricatto verso i docenti che, da oggi, potrebbero assegnare voti alti per paura di perdere il posto di lavoro. Purtroppo – commenta De Salvia -, questo caso accrescerà l'equivoco di fondo tra una scuola che da una parte si mette sul mercato e, dall'altra, deve mantenere la sua piena autonomia. Per fortuna, a Trani non mi sembra si sia mai arrivati a tanto. Certo, le pressioni non mancano, ma non nel merito delle capacità dei docenti quanto, piuttosto, a causa delle loro difficoltà ad essere presenti, e questo accresce la necessità che gli organici si rafforzino perché davvero si fa fatica».


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