Gli ambienti giudiziari sono il luogo del secondo romanzo di Francesco Caringella, “Non sono un assassino”, edito Newton Compton. Il magistrato, che ha presentato il proprio ultimo lavoro letterario presso la biblioteca comunale Giovanni Bovio, ha spiegato al pubblico della sala Maffuccini che «inevitabilmente, quando si scrive, si riportano note autobiografiche, ma c’è differenza tra storie vere ed inventate. Questo romanzo è il caso di una storia inventata che, però, descrive sentimenti, sensazioni e resoconti psicologici veri che i protagonisti vivono in prima persona».
Non siamo in presenza di un giallo in tipico stile europeo, ma di un “legal thriller”. La differenza sta nel fatto che, «mentre i gialli raccontano l’indagine, il legal thriller racconta il processo, il dramma dell’imputato, la psicologia dello stesso. Inoltre si sofferma sull’estenuante lunghezza dei processi che, né in caso di assoluzione, né di condanna, potranno mai risarcire l’imputato che, nel frattempo, è stato violentemente graffiato dall’opinione pubblica e da questa deformante avventura».
A proposito dell’opinione pubblica, dell’importanza dello sguardo dell’uomo che “vive la strada”, una considerazione va fatta anche a riguardo delle pene, apparentemente irrilevanti di alcuni criminali, e la ben più lunga permanenza dietro le sbarre di chi ha commesso reati giudicati meno importanti, vedi caso Corona: «Io sono un giudice – risponde Caringella -, quindi rispetto gli altri giudici. Il mio non vuole essere qualunquismo, però bisogna riflettere poiché, quando la giustizia sembra iniqua e fa a pugni con il senso comune, probabilmente dobbiamo chiederci se qualcosa non vada».
“Non sono un assassino” è la storia di un imputato che, condannato in carcere per il reato di omicidio, rispetto al quale si proclama innocente, grida la sua verità davanti al giudice sperando di essere ascoltato. Un’opera, dunque, che ha il fine di spiegare cos’è il processo, evidenziandone l’aspetto umano, cercando di fare immedesimare il lettore perché comprenda il disagio di chi non potrà più tornare ciò che era.
L’evento ha goduto del patrocinio del Comune di Trani e della Provincia di Barletta – Andria – Trani. La conversazione con l’autore ha visto la presenza del giornalista Rai, Francesco Giorgino, e del Gip del Tribunale di Trani, Mariagrazia Caserta.






